La testimonianza
La trappola e la gogna: così Report mi infangò
Sulla maniera di Report di fare giornalismo di inchiesta racconto una diretta esperienza che mi convinse della mancanza di obiettività di quella trasmissione. Nella XVI legislatura, ero deputato e vicepresidente della Commissione Lavoro. Ricevetti una telefonata da un giornalista di Report il quale, citando un mio progetto di legge, mi chiese un’intervista per parlare, a suo dire, di alcuni aspetti che aveva trovato interessanti. Così, una volta acceso il falò della vanità, prendemmo appuntamento e teleregistrammo l’intervista.
Il mio interlocutore partì da lontano. Dopo il saccheggio (strumentale) del mio curriculum saltò fuori la trappola: la Camera, nella legge n.122 del 2010, aveva votato una norma che imponeva la ricongiunzione onerosa dei contributi previdenziali, anche nei casi in cui prima era gratuita. Perché io, da esperto della materia, non l’avevo impedito? Provai a spiegare i fatti. Quella norma non era contenuta nel testo iniziale del decreto che la mia Commissione aveva esaminato per esprimere un parere consultivo. Venne inserita, in un passaggio successivo, con un emendamento del governo in Commissione Bilancio ed era finita in un maxiemendamento su cui, in Aula, fu chiesta e votata la fiducia.
Anche volendo, non avrei avuto nessuna possibilità di intervenire e di modificare la situazione. In quel caso, poi, nella relazione tecnica della RGS, era scritto che non erano prevedibili gli effetti economici e quindi non venivano conteggiati. Tuttavia, quell’emendamento creò non pochi problemi a lavoratori che erano stati iscritti a gestioni pubbliche e private, trovandosi così a dover ricongiungere all’improvviso e in modo oneroso tali periodi per poter maturare i requisiti sufficienti per la pensione.
Tutta questa vicenda, nell’intervista, veniva caricata su di me. Mi premurai allora di dimostrare che, subito dopo quel voto “al buio”, mi ero dato da fare per porre rimedio a tale problema. Una mozione a mia prima firma era stata votata all’unanimità dall’Assemblea; un mio progetto di legge, unificato con quello di altri, era stato approvato dalla Commissione Lavoro ed era fermo in Commissione Bilancio perché era emersa l’esigenza di una copertura finanziaria di circa 400 milioni l’anno. Per non parlare degli emendamenti infilati inutilmente in altri provvedimenti. Il video di Report con spezzoni della mia intervista finì sul Corriere online (ovviamente tagliando ogni possibile riferimento “a mia difesa”) e fu ripreso in un articolo di Milena Gabanelli sullo stesso giornale il lunedì successivo. Così divenni oggetto di mail di ogni tipo e di commenti velenosi, anche nei talk show, che accompagnavano la diffusione dell’articolo e del video del Corriere.
A persone incarognite perché l’inopinata richiesta di sborsare un sacco di soldi per la ricongiunzione di periodi contributivi che prima avveniva in modo gratuito, fu raccontato, con tanto di immagini e commenti, che la colpa dei loro guai era mia, soltanto perché ero un esperto di pensioni e facevo parte di una maggioranza brutta e cattiva. Su 630 deputati, io ero il solo responsabile. Nei mesi successivi convincemmo il ministro Fornero che quella norma doveva essere corretta. Poi, dopo tante insistenze, la redazione di Report si rese conto di averla fatta grossa e mi rifece un’intervista nella quale mi fu concesso di spiegare la vera dinamica dei fatti. Più o meno la stessa cosa di quando si pubblica un trafiletto relativo all’assoluzione in giudizio di un malcapitato, prima condannato nella macchina mediatico-giudiziaria.
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