Nella crisi da coronavirus “i sussidi servono a sopravvivere, a ripartire: ai giovani bisogna però dare di più, perché i sussidi finiranno”. Sono le parole delll’ex presidente della Bce Mario Draghi, nell’intervento inaugurale del Meeting di Rimini. Draghi ha sottolineato, come in precedenti interventi, l’importanza di puntare sulla formazione delle nuove generazioni.

“Si è evitato che la recessione si trasformasse in una prolungata depressione, ma l’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre. Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire”, ha proseguito Draghi che poi ha citato, in inglese, John M. Keynes: “Quando i fatti cambiano, io cambio le mie idee: e lei, signore, che fa?”

Circa il debito pubblico, aumentato per le misure di contrasto al coronavirus, “la sua sostenibilità verrà meno se sarà utilizzata a fini improduttivi”, mentre “sarà sostenibile, continuerà cioé ad essere comprato, se utilizzato a fini produttivi: investimenti nel capitale umano, nella ricerca e altri impieghi”, ha aggiunto l’ex numero uno di Francoforte.

Parlando del debito creato dalla pandemia, definito “senza precedenti”, Draghi ha sottolineato che “dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani”. È nostro dovere – ha aggiunto Draghi – far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi”.

Pur non accennando mai all’Italia, Draghi ha tracciato un percorso preciso per riemergere dalla crisi economica dovuta al Coronavirus. Parlando dei sussidi (i vari bonus, ndr) che l’Italia, ma anche Germania e Francia hanno garantito all’economia disastrata, Draghi ha spiegato che “servono a sopravvivere, a ripartire”, ma che il rischio quando si esauriranno è che resti “la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e i loro redditi futuri”. Il rischio reale è quello di una “distruzione di capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale”.