Una preoccupazione che non può essere nascosta. Papa Francesco, in questi giorni funestati dai numeri tragici del Coronavirus, ha affidato ad una sua riflessione la sua visione sul presente e sul futuro. “Penso alle mie responsabilità attuali e nel dopo che verrà. Quale sarà, in quel dopo, il mio servizio come vescovo di Roma, come capo della Chiesa? Quel dopo ha già cominciato a mostrarsi tragico, doloroso, per questo conviene pensarci fin da adesso”, ha rivelato in una intervista al giornalista britannico Austen Iverigh, dialogo tradotto da Civiltà Cattolica.

Il Pontefice argentino ha rimarcato come in questi momenti non ci si può nascondere, bisogna essere in prima linea. Soltanto il 27 marzo scorso Francesco, in una piazza San Pietro innaffiata dalla pioggia e deserta, aveva rivolto la sua supplica in mondovisione: “Dio, non lasciarci in balia della tempesta”. E aveva aggiunto che “ci siamo ritrovati tutti sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati”. Concetti ripresi e rimeditati alla luce degli sviluppi sempre più tragici del Covid-19: “Questa crisi ci tocca tutti: ricchi e poveri. È un appello all’attenzione contro l’ipocrisia. Mi preoccupa l’ipocrisia di certi personaggi politici che dicono di voler affrontare la crisi, che parlano della fame nel mondo, e mentre ne parlano fabbricano armi. È il momento di convertirci da quest’ipocrisia all’opera. Questo è un tempo di coerenza. O siamo coerenti o perdiamo tutto”. Nelle parole del Papa c’è anche la condanna dei populismi, pure questo un concetto non inedito: “Oggi, in Europa, quando si cominciano a sentire discorsi populisti o decisioni politiche di tipo selettivo non è difficile ricordare i discorsi di Hitler nel 1933, più o meno gli stessi che qualche politico fa oggi”.

Il Papa si appella alla fede e alla speranza. Il sole sorgerà anche dopo la notte più scura: “Tempi migliori arriveranno, e ci ricorderemo di questa prova. La creatività del cristiano deve manifestarsi nell’aprire orizzonti nuovi, nell’aprire finestre, nell’aprire trascendenza verso Dio e verso gli uomini, e deve ridimensionarsi in casa. Non è facile stare chiusi in casa“. Il capo della Chiesa come tutte le donne e tutti gli uomini costretti a una vita diversa, un Papa uomo tra gli uomini: “Mi viene in mente in un verso dell’Eneide che, nel contesto della sconfitta, dà il consiglio di non abbassare le braccia. Preparatevi a tempi migliori, perché in quel momento questo ci aiuterà a ricordare le cose che sono successe ora. Abbiate cura di voi per un futuro che verrà. E quando questo futuro verrà, vi farà bene ricordare ciò che è accaduto”.