L’Austria sceglie la linea dura come risposta all’attentato di Vienna del 2 novembre, rivendicato dall’Isis e costato la vita a 4 persone. Il Cancelliere Sebastian Kurz ha annunciato che il suo governo istituirà “il reato di ‘islam politico’ per poter agire contro coloro che non sono terroristi in sé, ma creano il terreno fertile per questi ultimi”.

Kurz, 34enne che guida un esecutivo di destra, lo ha scritto su Twitter dopo che il governo del suo Paese ha concordato una serie di misure destinate a risolvere quelle che sono state percepite come lacune nella sicurezza dopo l’attentato nella Capitale.

Le proposte comprendono la possibilità di detenzione a vita o di sorveglianza elettronica dopo il rilascio per chi sia condannato per reati di terrorismo, la criminalizzazione dell’estremismo politico motivato da religione. È prevista anche la possibilità di revocare la cittadinanza austriaca ai condannati, così come creazione di un registro degli Imam ritenuti pericolosi e nuove norme per bloccare i finanziamenti a sostegno del terrorismo.

Le misure saranno portate in Parlamento a dicembre. Kurz ha affermato che esse si basano su un approccio su due fronti: da un lato colpire i sospetti terroristi, dall’altro l’ideologia che li guida.

IL VERTICE EUROPEO SUL TERRORISMO – Le misure annunciate da Kurz arrivano dopo il vertice anti terrorismo avvenuto in collegamento da Parigi anche con la cancelliera tedesca Angela Merkel, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e il premier olandese Mark Rutte.

Nell’incontro si era parlato di misure europee, Macron aveva infatti chiesto lo sviluppo di banche dati comuni e lo scambio di informazioni, mentre Michel la creazione di un istituto europeo per formare gli Imam. Tutte decisioni e proposte che verrano presentate al Consiglio europeo del 10 dicembre.

Nell’attesa però l’Austria si era già mossa subito dopo l’attacco del 2 novembre con la chiusura di alcune moschee e l’irruzione in più di 60 locali locali legati al movimento palestinese Hamas e ai Fratelli Musulmani, con decine di arresti e il sequestro di milioni di euro ‘sospetti’.