E’ ancora tanta la paura a Vienna dopo l’attacco terroristico che ha sconvolto il centro della città lunedì sera (2 novembre) intorno alle 20, poco prima dell’inizio del lockdown, e che è stato poi rivendicato dall’Isis con una dichiarazione ufficiale diffusa tramite i mezzi di propaganda, in cui si dice che l’attacco è opera di un “soldato del califfato”, che viene identificato con il nome di battaglia Abu Dujana al-Albani definendolo albanese. L’agenzia Amaq, dell’Isis, ha diffuso inoltre una foto dell’assalitore. “Sembra coincidere con un’altra foto che circolava online direttamente a seguito dell’attacco”, sottolinea Rita Katz, la direttrice di Site.

L’autore è stato identificato nel 20enne Fejzulai Kujtim, ucciso dalla polizia vicino alla chiesa di San Ruperto, alcuni minuti dopo l’attentato. Il bilancio dell’aggressione è di 4 morti, oltre al killer (due anziani, un giovane e una cameriera) e 22 feriti, tra cui un poliziotto che ha cercato di intervenire.

Nel frattempo in tutto il Paese le forze dell’ordine hanno fermato altre 14 persone, che hanno legami con l’attentatore, e portato a termine 18 perquisizioni. Due arresti sono stati effettuati anche in Svizzera, mentre il quotidiano tedesco Der Spiegel ha rivelato che l’attentatore era in contatto con jihadisti tedeschi.

Secondo le prime ricostruzioni, Kujtim, con doppia cittadinanza austriaca e della Macedonia del Nord, aveva precedenti per terrorismo ed era stato condannato a 22 mesi di carcere nell’aprile 2019 per avere cercato di unirsi all’Isis in Siria, salvo poi venire rilasciato a dicembre (circa un anno fa) visto il regime previsto dalla legge a tutela dei giovani. Prima di compiere il gesto, l’attentatore aveva postato su Instagram una foto che lo ritraeva con due delle armi che avrebbe poi usato in serata. “Era equipaggiato con un finto giubbotto esplosivo e un fucile automatico, una pistola e un macete”, ha ricostruito il ministro dell’Interno, Karl Nehammer, annunciando che è necessario riformare il sistema visto che il 20enne “ha ingannato il programma di deradicalizzazione”. Rimane ancora da chiarire se abbia agito da solo anche se, a differenza di quanto ipotizzato in un primo momento, dalle prove raccolte finora e dal materiale video non sembra esserci un secondo attentatore.

Ferma la condanna da parte del cancelliere Sebastian Kurz che ha parlato alla nazione in quella che ha definito “un’ora buia della nostra Repubblica”. Per Kurz si è trattato di un “un attacco d’odio. Odio per i nostri valori fondamentali, odio per il nostro modello di vita, odio per la nostra democrazia”, dal quale però “non ci lasceremo intidimidire” e “difenderemo i nostri valori fondamentali, il nostro modello di vita e la nostra democrazia con tutte le nostre forze”. E ha ricordato che non si tratta di “un conflitto tra cristiani e musulmani o tra austriaci e migranti. No, questa è una lotta tra le tante persone che credono nella pace e quei pochi che vogliono la guerra. È una lotta tra civiltà e barbarie che porteremo sempre avanti con determinazione”. Il cancelliere ha poi invitato l’Ue a lottare contro l’Islam politico che rappresenta una “minaccia” allo stile di vita europeo. Altrettanto ferma la condanna dei leader europei tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, che si è trovato a dovere affrontare situazioni simili nei giorni scorsi con l’uccisione del professore Samuel Paty e l’attentato di Nizza. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha invece definito il terrorismo islamico “il nostro nemico comune”.

In Austria sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale e oggi il Paese ha osservato un minuto di silenzio nelle sedi delle istituzioni (mercoledì è previsto nelle scuole, che oggi sono rimaste chiuse), in ricordo delle vittime. La sparatoria è cominciata intorno alle 20 quando molte persone si stavano godendo l’ultima serata prima del lockdwon nazionale: nove minuti dopo era tutto finito. Il rabbino Schlomo Hofmeister ha raccontato di avere sentito “almeno 100 colpi” e di avere visto, dalla sua finestra, almeno un individuo sparare alle persone sedute nei dehor. Nel ricordo di Nikolaus Rast, l’avvocato che difese Fejzulai nel caso del 2019, il giovane sembrava “completamente innocuo” all’epoca. “Stava cercando il suo posto nella società – ha spiegato all’emittente Orf – e a quanto pare è andato nella moschea sbagliata, è finito nei giri sbagliati”.

L’ALLARME DI PAPA FRANCESCO – “In questi giorni di preghiera per i defunti, abbiamo ricordato e ricordiamo ancora le vittime inermi del terrorismo, il cui inasprimento di crudeltà si sta diffondendo in Europa. Penso, in particolare, al grave attentato dei giorni scorsi a Nizza in un luogo di culto e a quello dell’altro ieri nelle strade di Vienna, che hanno provocato sgomento e riprovazione nella popolazione e in quanti hanno a cuore la pace e il dialogo. Affido alla misericordia di Dio le persone tragicamente scomparse ed esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari e a tutti coloro che soffrono a causa di questi deprecabili eventi, che cercano di compromettere con la violenza e l’odio la collaborazione fraterna tra le religioni”. E’ l’appello di Papa Francesco nell’udienza generale che si è svolta nella biblioteca del palazzo apostolico vaticano.