La maggioranza è arrivata divisa ieri al voto in Commissione Giustizia del Senato sui due emendamenti, a firma di Giovanni Berrino (FdI), al decreto Giustizia, che puntano ad ampliare l’utilizzabilità delle intercettazioni anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate. Una modifica espressamente sollecitata dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e sulla quale, a sorpresa, ha aperto questa settimana anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Trovo giuste alcune considerazioni tecniche avanzate da Melillo”, ha dichiarato il Guardasigilli, spiegando che l’obiettivo resta quello di rafforzare gli strumenti di contrasto alla mafia. Una presa di posizione che ha immediatamente scatenato le polemiche, perché arriva proprio sul terreno che negli ultimi anni aveva caratterizzato la linea garantista di via Arenula.

La replica di Forza Italia è stata immediata. “Noi non li votiamo”, ha annunciato il capogruppo azzurro in Commissione Giustizia del Senato, Pierantonio Zanettin, chiudendo la porta agli emendamenti di Fratelli d’Italia. Il nodo riguarda il riferimento ai cosiddetti “reati spia”, categoria che amplierebbe il perimetro di utilizzabilità delle captazioni. Una nozione, però, priva di una precisa definizione normativa e che lo stesso Nordio, in passato, aveva definito giuridicamente inesistente. Per gli azzurri la disciplina vigente già consente il riutilizzo delle intercettazioni nei procedimenti per mafia e terrorismo. Estenderne ulteriormente l’impiego rischierebbe invece di riportare in vita le intercettazioni “a strascico”, trasformando un’eccezione in una regola e comprimendo oltre misura il diritto alla segretezza delle comunicazioni. Una posizione che richiama anche i princìpi affermati dalla giurisprudenza europea, secondo cui strumenti investigativi tanto invasivi devono rispettare criteri rigorosi di proporzionalità e stretta necessità.

Lo scontro sulle intercettazioni riapre così il fronte della giustizia nella maggioranza. Forza Italia ha già depositato nei giorni scorsi una serie di emendamenti per rilanciare alcune delle proprie storiche battaglie garantiste, dalla responsabilità civile dei magistrati al rafforzamento dei poteri del ministro della Giustizia nei procedimenti disciplinari davanti al Csm. Il tutto mentre resta ancora senza data il vertice di maggioranza con lo stesso Nordio che avrebbe dovuto fare il punto sulle riforme dopo il referendum.

Il voto di ieri, il cui esito non è noto al momento di andare in stampa, rischia così di assumere un valore che va ben oltre le intercettazioni, certificando una distanza sempre più evidente tra Fratelli d’Italia e Forza Italia sulla giustizia. Una distanza resa ancora più significativa dal fatto che, almeno su questo dossier, Nordio sembra essersi avvicinato alle posizioni espresse dal procuratore nazionale antimafia Melillo, mandando in soffitta l’impianto garantista che aveva caratterizzato la riforma del 2023.

Avatar photo

Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere