Le Ragioni di Israele
Leva obbligatoria per gli studenti religiosi, Knesset verso lo scioglimento anticipato: la mossa di Netanyahu per rinviare lo scontro ed evitare elezioni anticipate
Polemica per la mancata approvazione di una legge per esentare gli studenti delle yeshivot dall’arruolamento. Degel HaTorah avrebbe deciso di togliere il sostegno al governo. Le elezioni dovrebbero svolgersi entro cinque mesi
TEL AVIV – Ieri mattina a Rosh HaNikra, al confine con il Libano, noto luogo turistico israeliano dove il mare si insinua nella scogliera creando grotte uniche e spettacolari, un drone di Hezbollah ha ferito quattro civili israeliani, di cui due in modo grave. Rosh HaNikra si trova proprio accanto ad alcune delle postazioni United Nations Interim Force in Lebanon, ormai quotidianamente al centro delle cronache italiane. Ed è qui il vero paradosso. Non si dice quasi nulla dei droni di Hezbollah che colpiscono civili israeliani in territorio israeliano, mentre si amplifica una situazione che esiste dal 2006, cioè da quando il contingente Unifil avrebbe dovuto garantire l’applicazione della risoluzione ONU che prevedeva l’assenza totale di Hezbollah nel sud del Libano. Una missione che Israele ha sempre accusato di inefficacia, sostenendo che le truppe ONU abbiano per anni ignorato il riarmo e la presenza operativa della milizia sciita lungo il confine.
Che l’Italia sia preoccupata è comprensibile. I militari italiani si trovano ormai stabilmente tra i due fuochi di una guerra a bassa intensità diventata quasi permanente. Meno comprensibile è invece attribuire a Israele la responsabilità politica e militare dell’intera situazione. Israele viene colpita ogni giorno da droni e razzi di Hezbollah ed è inevitabile, per quanto cerchi di evitare il coinvolgimento delle postazioni ONU, che alcune basi Unifil finiscano nell’area delle operazioni militari israeliane contro Hezbollah.
Un drone avrebbe colpito l’area del quartier generale di Naqoura. Ma il drone era israeliano? No. Secondo le stesse comunicazioni di Unifil, gli ordigni che hanno colpito l’area tra l’11 e il 12 maggio erano droni attribuiti a Hezbollah. La vicenda ha comunque provocato forte irritazione a Roma, al punto da spingere il Presidente Sergio Mattarella a telefonare al Presidente Isaac Herzog per un colloquio definito “franco e diretto”. Mattarella avrebbe espresso “preoccupazione e contrarietà” per quanto accaduto ai contingenti Unifil, affermando che le basi ONU non possono diventare obiettivi del conflitto. Israele, però, non ha mai indicato i contingenti Unifil come obiettivi militari, tantomeno quello italiano. Ha invece sempre denunciato l’inutilità strategica della missione, accusandola di essersi voltata dall’altra parte davanti alla presenza di Hezbollah nel sud del Libano. Non sappiamo come Herzog abbia replicato a Mattarella, ma la vicenda ricorda per certi aspetti la nota telefonata tra lo stesso Presidente israeliano e Papa Francesco, nella quale Herzog respinse qualsiasi equiparazione tra Israele e Hamas.
Sul fronte interno israeliano, intanto, cresce la possibilità concreta di uno scioglimento anticipato della Knesset. Degel HaTorah, che è una parte del partito ultraortodosso ashkenazita, avrebbe deciso di togliere il sostegno al governo per la mancata approvazione di una legge che consentirebbe agli studenti delle yeshivot, le istituzioni religiose dedicate allo studio della Torah e del Talmud, di continuare a evitare il servizio militare obbligatorio. Per evitare elezioni immediate provocate dall’opposizione con il sostegno dei partiti ultraortodossi, la coalizione di governo avrebbe presentato un disegno di legge per sciogliere la Knesset controllando però tempi e calendario del voto. Le elezioni dovrebbero così svolgersi entro cinque mesi, ma non prima di tre mesi dall’approvazione della legge. Una soluzione che consentirebbe a Benjamin Netanyahu di rinviare lo scontro definitivo sulla leva obbligatoria al prossimo governo ed evitare elezioni anticipate già a settembre, prima delle principali festività ebraiche.
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