Esteri
L’Iran sospende i colloqui e Trump si sfoga sui social
Violare la tregua in Libano è come violarla su tutti i fronti. Parola del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchchi, che oggi ha confermato quello che da tempo trapelava non solo dalle dichiarazioni dei più alti funzionari della Repubblica islamica, ma anche dai media ufficiali e semiufficiali di Teheran. L’offensiva israeliana contro Hezbollah nel sud del Paese dei cedri è diventata una questione prioritaria per la leadership iraniana. E con i negoziati che andavano a rilento su altri punti scottanti (nucleare, Hormuz e asset congelati all’estero), ora il futuro di Beirut è un nuovo ostacolo in una trattativa difficilissima.
Secondo Tasnim, agenzia di stampa vicina ai Pasdaran, l’Iran avrebbe interrotto lo scambio di messaggi con gli Stati Uniti tramite i mediatori come risposta all’escalation dell’Idf in Libano. E, sempre in base a quanto riferito dal media iraniano, Teheran e l’intero Asse della Resistenza avrebbero optato per una reazione durissima, mantenendo il blocco di Hormuz ma anche puntando su quello di Bab el-Mandeb. Per ottenere questo secondo risultato, gli iraniani dovrebbero fare affidamento sugli Houthi, la milizia yemenita alle porte del Mar Rosso. E lo scenario preoccupa non poco la comunità internazionale e lo stesso Donald Trump.
Il presidente degli Stati Uniti ha attaccato, come sempre sul social Truth, i critici del suo accordo. Secondo il tycoon, un accordo ci sarà e sarà “positivo per gli Stati Uniti e per chi è con noi”. Trump si è detto convinto che Teheran “vuole davvero raggiungere un accordo”. Ha accusato la Cnn di diffondere fake news quando parla di un accordo che non prevede, al momento, un’intesa sul nucleare. Ha poi puntato il dito contro i Democratici ma anche contro i Repubblicani ritenuti “antipatriottici” poiché “non capiscono che per me è molto più difficile svolgere correttamente il mio lavoro e negoziare, quando i politicanti continuano a ‘cinguettare’ negativamente, a livelli mai visti prima, ripetutamente, che dovrei muovermi più velocemente, o più lentamente, o entrare in guerra, o non entrare in guerra”.
Il problema però è che lo scenario libanese rischia di complicare molto i piani dell’inquilino della Casa Bianca, che oggi ha avuto una conversazione con l’omologo francese Emmanuel Macron per discutere proprio di un cessate il fuoco in tutta la regione. Per un Trump in cerca di una via d’uscita dal conflitto, adesso è scattato un vero e proprio allarme. Dalla Repubblica islamica, prima che si parlasse di un blocco della diplomazia, era già arrivata l’indicazione che ci sarebbero stato modifiche alla bozza del memorandum d’intesa. Una notizia giunta dopo che il New York Times aveva parlato di una nuova bozza inviata da Trump con un inasprimento delle posizioni Usa.
Dall’Iran sono arrivati anche segnali distensivi. Su tutti, la telefonata del presidente Masoud Pezeshkian con la premier giapponese Sanae Takaichi, in cui Teheran ha confermato l’impegno a “facilitare il traffico marittimo e garantire la sicurezza della navigazione a Hormuz” per le navi giapponesi. La mossa iraniana con uno dei principali alleati di Washington nel Pacifico è un segnale da non sottovalutare. Ma a questo punto, sembrano essere sempre più evidenti anche le varie anime che compongono la leadership iraniana. Il Regno Unito ha rivelato che una nave cargo è stata attaccata oggi al largo dell’Iraq e “si è verificata una grande esplosione a seguito dell’impatto di un proiettile di origine sconosciuta”.
I Pasdaran continuano a minacciare la regione e inviano segnali anche attraverso le proprie agenzie di stampa. Il Comando Centrale americano (il Centcom) ha confermato di avere lanciato “attacchi difensivi” contro postazioni radar strutture di comando e controllo di droni nella città di Garook e sull’isola di Qeshm, nell’Iran meridionale. A loro volta, i Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato il lancio di droni contro la base da cui è stato lanciato il raid e il Kuwait ha dovuto attivare le proprie difese aeree per proteggere la popolazione. E adesso il negoziato di The Donald sembra reggersi davvero sul filo del rasoio.
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