L’Italia si inginocchierà contro il Belgio ai quarti di finale di Euro 2020. Le due squadre scenderanno in campo venerdì prossimo, il 2 luglio, alle 21:00, all’Allianz Arena a Monaco di Baviera, in Germania. Che gli Azzurri abbiano deciso di compiere il gesto anti-razzista prima del match lo scrive La Repubblica. L’articolo dell’inviato Enrico Currò conferma il principio che aveva spiegato il capitano della Nazionale Giorgio Chiellini prima di Italia-Austria.

“Credo non ci sia stata nessuna richiesta – aveva detto a Rai SportQuando ci sarà la richiesta da parte dell’altra squadra, ci inginocchieremo, per sentimento di solidarietà e sensibilità verso l’altra squadra”. Il calciatore quindi era scivolato su un grottesco “cercheremo di combattere il nazismo in un altro modo, con iniziative insieme alla Federazione nei prossimi mesi”. Gaffe clamorosa. Comunque il Belgio si inginocchia puntualmente, come è successo ieri contro il Portogallo.

Intorno al gesto o non gesto degli Azzurri si è scatenata nelle scorse settimane una vivace polemica che la politica ha puntualmente strumentalizzato. Era cominciato tutto prima di Italia-Galles, ultima gara valida per i gironi, quando cinque calciatori si inginocchiarono e sei rimasero in piedi. La polemica è cresciuta fino alla partita con l’Austria. Alla fine la Nazionale non si è inginocchiata. Chiellini ha argomentato prima della partita. L’allenatore Roberto Mancini aveva ribadito l’importanza della libertà di scelta di ognuno.

Contro il Belgio quindi gli Azzurri pare che si inginocchieranno. Fine delle polemiche? Neanche per sogno. C’è da aspettarsi un’alzata di scudi di commentatori e osservatori e analisti vicini alla destra. Soprattutto, però, a stupire, è la spiegazione riportata da Repubblica. “Come ha spiegato Chiellini, la squadra si inginocchierà per solidarietà con gli avversari, non per la campagna in sé, che non condividiamo. I giocatori austriaci non si sono inginocchiati e i nostri sono rimasti in piedi. Se quelli del Belgio lo faranno, anche i nostri saranno solidali con loro”.

Si ricorda che il “kneeling” è partito dagli Stati Uniti, dalla Nfl di football americano, e dalla protesta pacifica e simbolica del quarterback Colin Kaepernick. L’atleta ha cominciato a inginocchiarsi durante l’inno statunitense in protesta contro le violenze perpetrare dalla polizia sugli afro-americani. Il gesto è stato adottato anche da altri atleti, altri sport, altri contesti e si è ulteriormente diffuso in tutto il mondo dopo la morte di George Floyd, afroamericano ucciso dalla polizia in Minnesota nel maggio 2020. Un caso che ha sconvolto il mondo. Il “kneeling” è diventato un gesto contro il razzismo noto in tutto il mondo. Cosa significa dunque che la Nazionale non condivide “la campagna in sé”?

La spiegazione è riportata come ufficiale da Repubblica. La Figc non ha smentito al momento tale spiegazione. La Federazione ha comunque precisato che dopo l’Europeo il razzismo “sarà al centro di iniziative apposite, messe in atto dalla Federcalcio”. Desta comunque sconcerto l’argomentazione, il cambiamento di comportamento a seconda dell’avversario in campo. Romelu Lukaku, attaccante del Belgio e dell’Inter si è inginocchiato anche in Serie A, durante la scorsa stagione, dopo l’esplosione del caso Floyd.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.