È scoppiata una polemica immediatamente strumentalizzata da politici e politicanti sul gesto, o sul non gesto, dei calciatori italiani prima del fischio d’inizio di ieri nella terza gara del girone degli Europei di calcio contro il Galles. Gesto definito “kneeling”. Partita che è finita 1 a 0 a favore degli Azzurri con gol di Matteo Pessina. Prima dell’inizio del match cinque calciatori dell’Italia si sono inginocchiati. Altri sei no quindi. E apriti cielo.

Si è cominciato a contare chi si è inginocchiato e chi no, chi sosterrebbe dunque Black Lives Matter (movimento per i diritti degli afroamericani la cui notorietà si è estesa in tutto il mondo soprattutto dopo le manifestazioni e le proteste dopo l’omicidio di George Floyd, nel maggio 2020, da parte della polizia statunitense) e chi invece no. Il gesto, quello di mettersi in ginocchio, è stato adottato dalla Premier League e da altre divisioni inglesi, e quindi dalle stesse Nazionali inglese e gallese. Motivo per cui il punto non si era posto, almeno per l’Italia, prima della partita contro il Galles, che si è inginocchiato in tutti i suoi elementi. Per l’Italia invece si sono inginocchiati Federico Bernardeschi, Andrea Belotti, Emerson Palmieri, Matteo Pessina e Rafael Toloi.

La polemica sull’Italia

La scelta resta individuale. Leonardo Bonucci, ieri capitano in campo, aveva ribadito alcuni giorni fa il principio: “Siamo contro il razzismo e le discriminazioni. A oggi non mi pare che ci sia una richiesta dell’Uefa di intraprendere un’iniziativa, è una libera scelta delle Federazioni. Da parte di tutti c’è una posizione contro il razzismo”. Pessina ha ammesso di essersi ricordato all’ultimo di inginocchiarsi. Il gesto del resto dura poco più di un momento.

Daniele Orsato, unico arbitro italiano a Euro 2020, si era inginocchiato prima della sfida fra l’Inghilterra e la Croazia, che è invece una delle nazionali più fredde sul tema, come la Russia: a San Pietroburgo i belgi sono stati fischiati per il gesto. Claudio Marchisio, ex campione della Juventus e della Nazionale, ha osservato durante il suo commento sulla Rai: “C’è libertà di scelta, ma sarebbe stato meglio vederli tutti inginocchiati”. La Francia, che conta numerosissimi campioni origini africane, non si è inginocchiata contro la Germania e la destra ha esultato. Sulla stessa linea le strumentalizzazioni in Italia in queste ore: gli Azzuri, in sintesi, che non si sono inginocchiati non avrebbero ceduto all’imposizione del pensiero unico. Il solito delirio.

La storia del gesto di Colin Kaepernick

Il primo a mettersi in ginocchio fu Colin Kaepernick, giocatore di football americano, quarterback dei San Francisco 49ers. Era il 2016. Non si alzò durante l’inno statunitense e rimase con un ginocchio a terra: una protesta silenziosa contro le violenze nei confronti dei neri, in riferimento soprattutto a quelle perpetrata dalla polizia. Il gesto ebbe ampia risonanza, fu adottato da tanti altri atleti, non solo nel football, e divenne noto come “kneeling”, genuflessione. La Federazione NFL decise però di multare le squadre i cui componenti non fossero rimasti in piedi durante l’inno. Per quel gesto simbolico i 49ers rescissero il contratto del quarterback, nessuno lo cartellinò, lui si ritrovò senza squadra, fu attaccato dall’allora Presidente USA Donald Trump. E citò in giudizio la NFL ipotizzando un accordo tra i proprietari dei team per escluderlo: si vocifera da allora di un risarcimento tra i 60 e gli 80 milioni di dollari per l’atleta. La NFL ha ammesso l’errore in tutta la gestione della vicenda solo nel giugno 2020. Kaepernick è diventato un simbolo della lotta al razzismo nello sport.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.