Mentre in Italia impazza la caccia all’untore, come se il problema fosse penale e solo del nostro Paese, l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’allarme: in Europa metà di coloro che sono morti a causa del covid-19 erano in case di cura per anziani. Ha cioè spiegato che il problema è strutturale, che non basta prendersela con “gli untori” per risolverlo. La denuncia è arrivata Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Oms: «Questa – ha detto in conferenza stampa – è una tragedia umana inimmaginabile».

Il quadro emerso nelle ultime settimane sulla situazione nelle case di cura in Europa e a livello globale «è profondamente preoccupante». Kluge ha sottolineato che ancora adesso «molte persone in queste strutture non possono ricevere visite di parenti e amici, perdendo il supporto fisico ed emotivo di cui hanno bisogno, e in alcuni casi subiscono abusi e negligenze». Inoltre, «cosa ugualmente preoccupante, il modo in cui queste strutture operano aiuta la diffusione del virus: questa pandemia ha messo sotto i riflettori gli angoli più ignorati e sottovalutati della nostra società. In Europa le case di cura sono state spesso trascurate, ma non dovrebbe essere così».

Che fare allora? Mettere le manette a tutti, prendersela con qualche medico perché il sistema è sbagliato? No. Kluge ha un’altra idea, un po’ più seria. «Bisognerà chiaramente investire in sistemi di assistenza integrati, di lungo termine e centrati sulle persone in tutti i Paesi». E chi glielo dice adesso ai magistrati italiani?