E dimentica Massimo Bordin...
Mafia-appalti, il Foglio smentisce se stesso…
C’è qualcosa di singolare nel leggere ieri sul Foglio che l’inchiesta di Caltanissetta su Mafia-appalti si sarebbe conclusa con uno “zero spaccato”, fra “tesi precostituite“, congetture e ricostruzioni piegate ai teoremi. Di fatto una stroncatura in piena regola dell’attività del gip nisseno Santi Bologna, che per primo ha evidenziato criticità nella conduzione dell’inchiesta da parte dei magistrati titolari all’epoca del fascicolo, a iniziare da Roberto Scarpinato, attuale senatore del Movimento 5 Stelle, il cui agire è stato definito addirittura “depistante”. Il Foglio, vale la pena ricordarlo, negli anni era stato fra i giornali che avevano maggiormente contribuito a riportare al centro del dibattito il dossier Mafia-appalti, indicandolo come una chiave essenziale per comprendere la strage di via D’Amelio e le vicende giudiziarie che avevano investito gli ufficiali del Ros dei carabinieri. Mafia-appalti non è mai stata una suggestione inventata a posteriori, ma un filone investigativo sul quale si erano concentrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e sul quale quest’ultimo continuava a interrogarsi nelle settimane precedenti alla sua uccisione.
Massimo Bordin, indimenticato conduttore di Radio Radicale ed editorialista proprio del Foglio, richiamava spesso l’inchiesta Mafia-appalti per spiegare la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto il Generale dei carabinieri Mario Mori. Nel 2019, poche settimane prima di morire, Bordin fece un appassionato intervento su quel dossier e sul suo possibile ruolo nella morte di Borsellino, ricostruendo l’interesse del magistrato e i successivi sviluppi investigativi. Ieri, invece, tutto è stato dimenticato, con una liquidazione complessiva di una inchiesta che lo stesso giornale aveva contribuito a considerare decisiva.
Che Mafia-appalti sia una delle concause della strage di via D’Amelio è ormai accertato dalle sentenze, vedasi quella del Borsellino bis. Le suggestioni dietro la morte del magistrato siciliano sono altre, come la fantomatica “Pista nera”, il sodalizio fra massoni, fascisti, esponenti dei Servizi segreti deviati, tanto caro al Fatto Quotidiano. C’è poi un elemento che merita di essere sottolineato. L’articolo di ieri presentava Mafia-appalti alla stregua di un contraltare costruito dal centrodestra alla trattativa Stato-mafia, quasi che l’interesse per il dossier fosse anzitutto una scelta di schieramento. La lettura è a dir poco riduttiva. L’indagine del Ros esisteva prima delle polemiche politiche e l’attenzione all’epoca di Bordin dimostra che il dossier era considerato meritevole di approfondimento fuori dalle convenienze del momento. Sarebbe allora quanto mai opportuno che il Foglio spiegasse questo “ripensamento”. Se il dossier era rilevante, perché oggi il suo approfondimento diventa il prodotto di una tesi precostituita? Cosa è successo da far cambiare idea? Sulle stragi del 1992 servono rigore, memoria e la disponibilità a distinguere ciò che è provato da ciò che resta da dimostrare. Dopo tutti questi anni, l’ultima cosa di cui si sente bisogno è il non voler vedere la realtà.
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