«Apri» è la prima parola che in genere pronunciano i bambini che vivono i primi anni della loro vita in carcere con la propria mamma. «Apri», «Chiudi», «Stanza»: il loro vocabolario si crea sui ritmi e le regole del sistema penitenziario. Una barbarie, una follia del nostro sistema penitenziario, una condanna per bambini innocenti. L’onorevole Paolo Siani, pediatra napoletano, da anni si batte per mettere fine a questa violenza compiuta sui bambini. L’altra sera un primo risultato: la Camera dei deputati ha approvato (con 241 voti favorevoli, 7 astenuti, 2 contrari) la proposta di legge di Siani, che vieta la custodia cautelare in carcere per detenute madri con figli di età inferiore ai sei anni e propone come alternativa case famiglia protette.

Una battaglia di civiltà giuridica e umana, questa. Un primo risultato dopo quasi quattro anni di attesa e promesse da parte delle più alte cariche dello Stato rimaste sempre parole e non fatti. «mai più bambini in carcere» si diceva. Adesso sembra essere quasi realtà. Manca l’ok del Senato ma la strada sembra aperta. «Mai più bambini innocenti in carcere: forse ci siamo. Adesso finalmente stiamo anteponendo gli interessi del minore a quelli del legislatore» ha detto Siani nel suo intervento in Aula. «Era settembre 2018, da pochi mesi ero qui in parlamento e le parole del cappellano di Rebibbia mi colpirono profondamente. “Si dice basta ai bambini in carcere ma poi niente cambia. Siamo qui – disse – per sconfiggere il silenzio per far si che un fatto come questo non accade più”. Parole crude nei confronti della politica che enuncia buoni propositi ma poi non riesce a realizzarli».

Il cappellano si riferiva alla morte dei due bambini di 6 e 18 mesi uccisi dalle madre che li aveva scaraventati dalle scale della sezione nido del carcere di Rebibbia. «Da quel giorno – ha raccontato Siani – ho iniziato a occuparmi dei 65 bambini che, senza colpe, erano stati già condannati a vivere in carcere. Con la Commissione Infanzia sono stato a vedere cos’era un Icam. Poi sono stato in una casa famiglia a Roma. Mi sono confrontato con i colleghi e le associazioni. Nel 2019 ho quindi presentato la legge. Poi con l’avvento della Cartabia l’annuncio: “mai più bambini innocenti in carcere”. Ora c’è la legge e nessun bambino innocente dovrà stare in carcere». Finalmente!, aggiungiamo noi. L’attesa è durata anni, la proposta di legge per evitare che i bambini finissero in cella è stata ferma in un cassetto per troppo tempo. Forse perché l’argomento è ritenuto di scarso interesse politico? Forse perché si parla di numeri che sono a tre o quattro zeri? Secondo le statistiche del ministero della Giustizia aggiornate al 30 aprile, reclusi assieme alle mamme ci sono in Italia 20 bambini.

«Ma anche uno sarebbe troppo», precisa Siani. Questa è una battaglia di civiltà. Se è vero che i primi due anni di vita sono fondamentali per un bambino, perché è in quegli anni che si sviluppa il suo cervello, che si crea un imprinting che lo accompagnerà per la vita, allora è giusto impedire che in quegli anni il bambino viva nella privazione, condannato per un crimine che non ha commesso. «Le case famiglia saranno l’unica via dopo che la legge passerà al Senato – conclude Siani -. Investire sull’infanzia non è un costo, ma un’investimento».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).