Bambini dietro le sbarre. In Campania se ne contano otto. Ancora otto casi. Nonostante le promesse della politica di mettere fine a questa orribile prassi. La proposta di legge dell’onorevole Paolo Siani, che eviterebbe ai bambini di vivere l’esperienza del carcere, non è ancora legge. Cosa si aspetta? Intanto domani il tema torna al centro del dibattito. In mattinata, presso l’Aula di Palazzo San Macuto, sono previste audizioni della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

In merito all’indagine conoscitiva sull’attuazione della disciplina dell’esecuzione della pena nei confronti dei condannati minorenni, nonché sulla situazione delle detenute madri, è infatti previsto di ascoltare i direttori degli istituti penali per minorenni di Airola, Bari, Bologna, Lauro, Milano, Palermo, dei garanti dei diritti delle persone private della libertà personale della regione Campania e del Comune di Roma, rappresentanti delle associazioni onlus “Cittadinanzattiva” e “A Roma Insieme – Leda Colombini”, e di Isaia Sales, docente presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. In tutta Italia i bambini che si trovano a vivere da reclusi insieme alle mamme detenute sono in totale 16, secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati al primo marzo. La metà di questi bambini si trovano in Campania.

Questi numeri rendono l’idea di quanto sia ancora difficile superare questo ostacolo, evitare a bambini piccoli e innocenti di vivere i loro primi anni in strutture che, sebbene abbiano le pareti colorate e agenti non in divisa, sono gestite e organizzate secondo i parametri del sistema penitenziario. Inevitabile, quindi, che i bambini non siano influenzati dall’ambiente in cui si trovano a vivere. E allora perché non sostituire gli istituti a custodia attenuata o detentivi dove si trovano attualmente le mamme detenute, con case famiglia protette come suggerisce la proposta di legge di Paolo Siani? La proposta indica case famiglia individuate dal Ministero come strutture dove ospitare donne detenute con figli al seguito, e prevede il divieto di applicare la custodia cautelare in carcere per donne incinte o madri di bambini di età non superiore a 6 anni con lei conviventi. Solo come extrema ratio, in caso di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, il giudice potrebbe disporre la custodia cautelare in un istituto a custodia attenuata per detenute madri, quindi un Icam.

La proposta va nel senso di salvaguardare l’integrità psicofisica dei bambini in un momento particolarmente significativo della loro crescita. Da oltre un anno, però, l’iter per trasformare in legge la proposta dell’onorevole Siani è fermo. Grazie all’iniziativa del deputato Paolo Siani, inoltre, il Governo aveva previsto dei fondi da destinare alle Regioni per la realizzazione di case protette in cui ospitare le donne detenute con i propri figli al seguito. Per la Campania erano stati previsti 240mila euro all’anno per i prossimi tre anni ma al momento non c’è alcuna casa famiglia avviata. Tutto fermo. Eppure qualche mese fa la ministra della Giustizia Marta Cartabia aveva detto «mai più bambini in carcere», affermando che «anche solo un bambino ristretto è di troppo».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).