Africa Express
Mali a rischio golpe: caos nel paese dopo il crollo del sistema di controllo russo
Il progressivo arretramento degli uomini degli Africa Corps dal nord del Mali segna un passaggio geopolitico che va ben oltre il teatro saheliano. È il primo vero cedimento strategico del modello di sicurezza esportato da Mosca nel continente africano. Gli attacchi coordinati del gruppo jihadista JNIM e dei separatisti tuareg del Fronte di Liberazione Azawad hanno evidenziato ciò che molti osservatori europei e americani sostenevano da tempo: la sicurezza non può essere garantita esclusivamente attraverso mercenari e repressione militare, soprattutto in contesti statali fragili e privi di istituzioni inclusive.
Il problema non è soltanto militare. È istituzionale, economico e giuridico. Le giunte del Sahel — dal Mali al Burkina Faso fino al Niger — hanno progressivamente smantellato i meccanismi democratici, represso l’opposizione civile e concentrato il potere nelle mani delle forze armate, promettendo in cambio sicurezza e stabilità. La perdita di controllo delle principali direttrici logistiche e l’incertezza sulla continuità amministrativa compromettono la sostenibilità finanziaria dello Stato. In termini di finanza pubblica, ciò significa incapacità crescente di garantire pagamenti, servizi essenziali e investimenti infrastrutturali. L’uccisione del ministro della Difesa Sadio Camara aggrava ulteriormente il quadro. Camara era il principale interlocutore di Mosca e il perno della cooperazione militare russo-maliana. La sua eliminazione apre un vuoto di potere che indebolisce sia la giunta guidata da Assimi Goïta sia la presenza russa nel Paese.
Per l’Europa questo scenario non può essere sottovalutato. Un Mali destabilizzato rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza mediterranea. L’espansione delle reti jihadiste nel Sahel incrementa il rischio di traffici illeciti, radicalizzazione e flussi migratori incontrollati verso Nord Africa ed Europa meridionale. La sicurezza europea si gioca anche a migliaia di chilometri da Bruxelles. La crisi maliana dimostra che la stabilità non nasce dalla mera proiezione militare. Senza legittimità democratica, senza mediazione politica e senza sviluppo economico, nessun sistema di sicurezza può reggere nel lungo periodo. L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno oggi l’opportunità di ripensare la propria presenza africana non in chiave paternalistica, ma come partnership strategica fondata su istituzioni, crescita e sicurezza condivisa. Il fallimento russo in Mali non chiude la competizione geopolitica in Africa, ma dimostra che il modello autoritario della “sicurezza senza democrazia” produce soltanto instabilità più profonda, vuoti di potere e conflitti destinati a propagarsi ben oltre il Sahel.
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