Un fonendoscopio e un camice a terra per simboleggiare l’assenza di chi questi strumenti dovrebbe indossarli. È questo la forma di protesta scelta da medici e infermieri di pronto soccorso per evidenziare la carenza di organico, resa più evidente con la pandemia. Per la prima volta la Simeu, la Società italiana medicina di emergenza-urgenza, scende in piazza a Roma, per accendere i riflettori su una condizione cronica, che si ripercuote sulla qualità e sul carico di lavoro.

La protesta nasce dalla certezza che quanto fatto finora non basti. Dopo due anni di pandemia di Covid, la categoria dei medici dei reparti emergenza-urgenza denuncia la mancanza di 4mila medici e 10mila infermieri, il 30 per cento dell’organico. E questo si riflette su chi lavora nei pronto soccorso d’Italia, la “porta d’accesso degli ospedali”: i sanitari sono costretti a turni massacranti e a gestire il sovraffollamento in reparto, mentre fuori decine di ambulanze sono in attesa. Ma questa condizione mette a rischio la tenuta del Sistema Sanitario Italiano.

Il lavoro, spiegano i medici in piazza, non riceve i giusti riconoscimenti e non risulta, quindi, attrattivo per i giovani che vogliono avvicinarsi alla professione. La maggior parte dei concorsi che sono stati banditi per rinforzare i reparti sono andati deserti in tutte le Regioni italiane: solamente quest’anno non sono state assegnate 450 borse di specializzazioni per la medicina di urgenza con la diretta conseguenza di uno sperpero di denaro pubblico.

È una vita piena di sacrifici e i giovani medici scelgono altro“, racconta Salvatore Manca, Presidente Nazionale della Simeu, che sottolinea come la categoria stia pagando una “mancata organizzazione del sistema da più di un decennio“. Manca, commentando la decisione del ministro alla Salute, Roberto Speranza, di inserire in manovra denaro, 90 milioni, per creare un’indennità speciale per chi lavora nei reparti, sottolinea che la categoria è principalmente interessata alla riorganizzazione dei servizi e ospedali, in modo da dare un’ottima risposta ai cittadini. “Salvare la medicina d’emergenza-urgenza significa salvare l’intero Sistema Sanitario Nazionale“, afferma Manca.

E ha lanciato un appello: “Il nostro messaggio è drammaticamente banale: senza un’emergenza urgenza efficace, senza un servizio di pronto soccorso strutturato e all’altezza delle reali necessità, non può esistere un efficiente Servizio sanitario nazionale. Parliamo a ragion veduta, perché nonostante le carenze continuiamo a mantenere in funzione i servizi. Ma siamo arrivati in fondo“.