Marco Travaglio ha individuato i suoi nuovi nemici (perso Berlusconi, perso Renzi, perso Zingaretti, gli resta poca roba: Bergoglio, le Ong, qualche giudice di sorveglianza…). Ha inventato una nuova categoria politica: i salvinisti di sinistra. Da un paio di giorni il suo giornale non parla d’altro. Chi sono i salvinisti di sinistra? Quelli che pur non avendo nessuna simpatia per Salvini, tuttavia dicono di voler votare No al referendum.

Ora non è che sia chiarissimo cosa c’entri il salvinismo con queste persone, dal momento che Salvini, come è naturale che sia per ogni leader populista che si rispetti, vota Sì al referendum. Proprio come Travaglio. Vota Sì anche a costo di salvare l’odiato Conte. Ma su queste cose non dovete mai formalizzarvi: i ragionamenti di Marco sono lineari solo in un’occasione: quando chiede – lo fa spesso – di mettere in gattabuia un po’ di gente. Per il resto le sue categorie politiche sono molte vaghe. Non ha mai capito molto di queste cose. Lui si considera un allievo di Montanelli ma in realtà più che altro è allievo di Barbacetto

Allora però è giusto fare un po’ d’ordine nelle polemiche. Cerchiamo di capire qual è il profilo politico di Salvini, sulla base delle cose che ha fatto e delle scelte che hanno segnato la sua ascesa. Salvini si è opposto in modo fiero al governo Monti, come Travaglio. Salvini ha condotto una lotta spietata contro le Ong e quelli che Di Maio aveva definito i taxi del mare. Come Travaglio. Salvini ha progettato e votato i decreti sicurezza, come i 5 Stelle di Travaglio. Salvini – in quanto leader del suo partito – ha partecipato a una sola esperienza governativa: quella fondata sull’alleanza tra il suo partito e il partito di Travaglio. L’unico presidente del Consiglio che Salvini ha appoggiato e votato, da quando è leader della Lega, è Giuseppe Conte, l’idolo di Travaglio.

Non è che ho scritto delle cose fantasiose: mi sono limitato a riassumere la vicenda politica di questi ultimi anni. E la vicenda politica di questi anni ci dice semplicemente che – come del resto è del tutto naturale – i partiti di Salvini e Travaglio – che i politologi di tutto il mondo, tutti e senza eccezioni, ritengono i due partiti populisti italiani – hanno sempre marciato fianco a fianco. Poi, a un certo punto, si è verificato una specie di screzio, per motivi personali, tra Salvini e Conte, ma questo non ha modificato le posizioni dei due partiti.

Certo, è vero che Travaglio ha chiesto molte volte e per i motivi più diversi l’arresto di Salvini (per esempio per avere bloccato, insieme ai ministri “travaglini” e con gli applausi del Fatto, i profughi africani in mezzo al mare), ma questo non cambia la sostanza dei rapporti tra loro. Travaglio chiede sempre l’arresto delle persone, anche le più miti, anche le più amiche.

Nessuno mai si è sentito offeso perché Travaglio ha chiesto il suo arresto, tutti anzi considerano sempre questa richiesta un segno di attenzione e di considerazione. Se Travaglio non ha mai chiesto il tuo arresto, o almeno non ti ha mai detto che sei un mafioso, beh, vali niente. E allora perché Travaglio – che potremmo definire un salvinista di destra, o forse di estrema destra – se la prende coi presunti salvinisti di sinistra? Deve essere una questione di gelosia.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.