Centoventi aziende, tra produttrici di energia e materie prime, dei servizi, utilizzatrici, più istituzioni, ricerca e università, riunite in una sala a Roma non sono, di per sé, una notizia. Lo diventano se il tema che le tiene insieme cambia registro: dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di un’infrastruttura, prima che l’emergenza arrivi. È quanto si è visto mercoledì al convegno “Energia e materie prime per la competitività delle filiere produttive”, promosso da Assorisorse, tra palco istituzionale e due tavoli di lavoro dedicati.

Il contesto geopolitico resta quello descritto dal ministro delle Imprese Adolfo Urso: “Il paradigma del nostro tempo è il conflitto geopolitico, commerciale, energetico”. La capacità dell’Europa di affrontare le sfide economiche e industriali passa sempre più dalla possibilità di contare su approvvigionamenti sicuri e diversificati di energia e materie prime strategiche. Non è rimasto un principio astratto: Urso ha annunciato che “l’Italia ha scelto di giocare d’anticipo, candidandosi a ospitare uno dei primi hub europei di stoccaggio strategico, con Porto Marghera al centro di una proposta di sistema che valorizza la nostra forza logistica, industriale e manifatturiera”.

Guido Brusco, presidente di Confindustria Energia, ha condensato lo stesso ragionamento in una formula netta: “La sicurezza energetica non è un’opzione, è una precondizione della nostra competitività”. E ha aggiunto: “Dobbiamo uscire da una logica ideologica e tornare a ragionare da tecnici e ingegneri”. Dai due tavoli successivi, tra imprese energetiche, contractor tecnologici e istituzioni finanziarie, è emerso un quadro coerente: resilienza attraverso diversificazione, valorizzazione del biometano e degli altri asset esistenti, e una regolazione ambientale finalmente prevedibile. Anche sulle materie prime critiche la ricetta è la stessa: meno frammentazione industriale, più mappatura delle filiere e impianti pilota capaci di fare massa critica.

Sullo sfondo internazionale, gli spunti di Marco Margheri, presidente WEC Italia, aggiungono un tassello utile: persino gli Stati Uniti, pur protezionisti, hanno continuato a costruire relazioni strategiche sulle materie prime critiche con decine di Paesi partner. Nessuno pensa davvero di potercela fare da solo, e per l’Europa è quasi una buona notizia: la partita si gioca sulle alleanze, un terreno su cui l’Italia ha carte da giocare. È nelle conclusioni della presidente di Assorisorse, Francesca Zarri, che tutti questi temi trovano una sintesi.

Per affrontare la trasformazione in corso, ha sottolineato, è necessario partire da una piena consapevolezza delle criticità e delle opportunità, mantenendo una visione di lungo periodo. La sfida, secondo Zarri, è valorizzare in modo integrato gli asset strategici del Paese, dalle competenze alla tecnologia, dalla ricerca agli strumenti finanziari in grado di sostenere gli investimenti. “Senza competitività non c’è industria, senza industria non c’è innovazione, senza innovazione non c’è transizione sostenibile e senza accesso alle risorse strategiche non c’è vera autonomia industriale”.

Un percorso nel quale le materie prime critiche rappresentano il punto di incontro tra sostenibilità, sicurezza e competitività. È forse questo il segnale più incoraggiante della giornata: il tema sta uscendo dal recinto della difesa ed entrando in quello della costruzione, come chiede Zarri, per “mettere a sistema competenze, tecnologia, ricerca e strumenti finanziari” in una filiera capace di accompagnare la trasformazione.

Francesca Santoro

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