“Mi dispiace che Totò non abbia mai potuto partecipare ad alcuno dei miei programmi televisivi o radiofonici, perché quando l’ho conosciuto ero un giornalista della carta stampata. Penso che si debba essere orgogliosi, in Italia, per aver avuto un attore come Antonio de Curtis, in arte Totò” lo scriveva il 20 giugno 2019 Maurizio Costanzo su “Tv, sorrisi e canzoni”. Il giornalista, scomparso il 24 febbraio 2023, scrisse un lungo articolo raccontando dell’amicizia con il principe della risata, il grande Totò e delle due foto di Giuseppe Palmas che conservava incorniciate. Il giornalista raccontò che Totò era una della sue più grandi passioni, possedeva tutte le cassette della sua sterminata produzione. “‘Guardie e ladri’, con Aldo Fabrizi, credo di averlo visto al cinema, quando uscì, almeno cinque volte”,  ha scritto Costanzo sul Tv Sorrisi e Canzoni.

Erano amici, Totò lo aveva preso subito in grande simpatia dopo un’ intervista per un settimanale femminile, quindi lo invitava spesso a casa sua, ai Parioli. “Mi dimostrava simpatia – ha raccontato ancora Costanzo nell’articolo – mi raccontava i suoi inizi, quando nel quartiere lo chiamavano ‘o spione’, dato che guardava sempre dalla finestra quello che facevano gli altri”. Una curiosità picchiava la mente di un giovanissimo Costanzo: per chi aveva scritto la sua magnifica canzone “Malafemmena”. Provò a chiederglielo, ma lui non volle mai confessarglielo: “Se ne son dette di tutti i colori: dedicata a Silvana Pampanini, a Franca Marzi, un’altra attrice degli anni di Totò, alla sua prima moglie o a sua figlia Liliana de Curtis. Non lo ha mai confessato”. Totò gli raccontò di quelle “visite” nella sua abitazione e della moglie Franca Faldini che gli leggeva il quotidiano dalla prima all’ultima parola perchè lui iniziava ad avere gravi problemi alla vista. “In quella casa Totò mi raccontò poi che erano venuti Pier Paolo Pasolini e Ninetto Davoli per proporgli ‘Uccellacci e uccellini’ – continua l’articolo di Costanzo – Sorridendo, ma non tanto, mi confidò che quando erano andati via aveva spolverato il divano”.

“Era soltanto una battuta, perché Totò capì subito che, con ‘Uccellacci e uccellini’, stava interpretando un capolavoro firmato da un grande regista come Pasolini – continua il racconto di Maurizio Costanzo –  Però manteneva il punto e, chiamandolo durante la lavorazione del film, gli chiesi: “Scusi, Principe, ma come vanno le riprese di ‘Uccellacci e uccellini’? E lui mi rispose: ‘Sa, noi attori siamo come i taxisti, andiamo dove il cliente vuole’. Lo chiamai ‘Principe’, perché capii che ci teneva in qualche modo ad essere chiamato così. Forse soltanto Mario Castellani e Carlo Croccolo (il primo di più, il secondo di meno), che sono state due storiche ‘spalle’ davanti alla macchina da presa, lo chiamavano ‘Totò’. Se la memoria non mi inganna, lo chiamava ‘Totò’ anche un regista che lo ha diretto molte volte, Camillo Mastrocinque. D’altra parte era già Totò quando si venne a sapere che era un principe. Si ironizzò in quegli anni e si disse che era un principe, sì, ma della risata. In realtà lui aveva in qualche modo riscattato il titolo nobiliare, che perciò gli spettava”.

Costanzo nel suo ricordo dell’amico Totò ne ha sottolineato anche la generosità, soprattutto sul set. “Mi hanno raccontato che, a ogni fine film, regalava soldi alle maestranze – continua Costanzo – Non solo: se durante la lavorazione veniva a sapere che un tecnico aveva, per esempio, problemi con un figlio malato, lui lo chiamava e cercava di aiutarlo economicamente. Sì, grande generosità insieme a grande malinconia. L’ho scritto molte volte che i grandi comici che ho avuto la fortuna di incontrare, diventando loro amico, mi hanno sempre mostrato la faccia malinconica”. Sempre a casa sua gli fece una confessione sulla musica: “La canzone in altri tempi serviva per fare le serenate, per conquistare il cuore delle ragazze. Adesso le serenate si fanno solo per innamorate sorde”. Un modo, quello di Totò per dire che la musica di quesgli anni non gli piaceva proprio. “Mi disse anche che lui le canzoni, spesso parole e musica, amava scriverle di notte“, ha continuato Costanzo. Costanzo ha concluso il suo articolo con un Post Scriptum: “Dimenticavo: a casa e in ufficio ho due fotografie incorniciate che mi ritraggono con Totò, tanti anni fa”.

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Giornalista napoletana, classe 1992. Affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.