Nel cuore del centro storico di Napoli, all’interno dell’ospedale San Gennaro, c’è un centro di eccellenza specializzato in un settore che può salvare al vita a tanti. Si chiama Medicina Sportiva ed è poco conosciuta e talvolta sottovalutata. Invece un’accurata visita specialistica può cambiare la vita di tanti. “Consiglio a tutti i genitori di portare i loro figli a fare una visita perché facendo un’anamnesi a 360° spesso si scoprono preventivamente patologie su cui si può intervenire per tempo e migliorare la vita. Poi è fondamentale per chi inizia magari da giovanissimo a praticare lo sport”, ha detto Augusto Barone, medico del servizio di medicina dello Sport.

Il dottore, insieme a Lorenzo Principe, porta avanti il servizio che è una vera e propria eccellenza a Napoli. “Una volta abbiamo fatto 3mila visite sportive ai bambini di una scuola e abbiamo riscontrato centinaia di patologie di cui i genitori non si sarebbero mai accorti o avrebbero scoperto dopo molto tempo – racconta Barone – Le nostre visite durano quasi un’ora perché analizziamo tutto il corpo per essere certi di dare una giusta certificazione dopo aver controllato che davvero il corpo è in tutto e per tutto idoneo all’attività sportiva”.

Spesso accade che il certificato per lo sport sia rilasciato senza alcun controllo, sottovalutandone l’importanza. E il risultato sono incidenti sportivi anche drammatici. “Per questo la medicina sportiva è importante anche per la prevenzione”, continua Barone. A questo si aggiunge anche la cura a livello psicologico dei pazienti. “Per le prestazioni sportive il problema psicologico è fondamentale – spiega Principe che è anche psichiatra – il modo di porsi è legato allo stato d’ansia e ai pensieri che ha l’atleta in quel momento. Lavorare sull’ottimismo è fondamentale. E questo è valido per tutti gli atleti e per i giovani. Dico sempre che l’ottimismo si può insegnare e si può imparare. Anche se si sbaglia un gesto atletico bisogna guardare al lato positivo”.

Tutto questo lo sanno bene i dottori Barone e Principe che sono stati due sportivi a livello agonistico. E mettono al servizio del pubblico le loro competenze. Il servizio di Medicina dello Sport era già all’Elena D’Aosta, poi fu spostato all’Ex Ospedale San Gennaro, con l’obiettivo di ampliare l’offerta quantitativa e qualitativa del servizio. Apparecchiature di ultima generazione e un team altamente qualificato garantiscono certificazioni di grande livello e attenzione.

“Abbiamo deciso di destinare altri locali al servizio di medicina sportiva in modo da favorire l’accesso al servizio anche dei disabili. Così vogliamo arrivare a tutta la popolazione che vuole dedicarsi allo sport”, ha detto Giuseppe Monco, direttore responsabile del distretto 29 dell’Asl Napoli 1 centro. L’idea è quella di diventare un vero e proprio punto di riferimento al Sud per tutti gli sportivi, anche per i paralimpici. “Per i disabili la medicina sportiva è ancora più importante perché durante le nostre visite riusciamo anche a consigliare ai pazienti quale sport valorizza maggiormente le loro peculiarità, sfatando il falso mito che la disabilità sia un limite. È così che lo sport diventa un momento di ricerca di una nuova identità. Ma soprattutto aiutiamo i familiari ad avere nuovi occhi”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.