“O tu me dai le evidenze, o sennò io non sacrifico la libbertà degli italiani per un mucchio de chiacchiere senza prove. Nun se può limità ‘a libbertà dei cittadini solo per far contente le case farmaceutiche e i dittatori della scienza che pretendono da dirci come se dovemo comportà”. Questo è un estratto di fantasia ma non troppo del Meloni-pensiero a proposito del Covid, della fine delle mascherine, del chissenefrega di chi muore oggi ieri e domani a centinaia di unità sacrificabili e alla riammissione in corsia di una banda di lazzaroni insorti e ribelli, molto peggio di quegli altri lazzaroncini che vanno per rave tra le forre e le macchie, che hanno sfidato le leggi della Repubblica rifiutando il vaccino obbligatorio per tutti i sanitari.

E che adesso – marameo, marameo, pernacchie e tricchetracche – tornano in corsia con camici che speriamo bolliti e beato chi intercetta i loro aliti arricchiti di Rna messaggero. Messaggero di una beffa. Ah, sì, davvero? Questo è un governo di destra che fa la faccia feroce con l’ergastolano ma strizza l’occhio agli amici degli amici che ci sono stati d’aiuto? È vero che sulle opinioni del governo influiscono farmacisti iscritti al partito e per indole refrattari al vaccino? Perché se è così, siamo davvero messi bene. Ma parliamo un po’ d’ideologia e lo facciamo a vantaggio di Giorgia Meloni che è comunque un Giovanna d’Arco che tende a mettere gli altri sul rogo, dicendo che è per legittima difesa. È cara, simpatica, autodidatta, ben addestrata da Guido Crosetto, è una donna che ha il dono di saper imparare e di fare tesoro degli errori propri e altrui. Per questo le dedichiamo questo pezzo che non è di sfottimento, non è di ira o sdegno me è un didattico.

Giorgia, i fascisti, ma anche tutti i seguaci di Hegel di destra (specialmente) e di sinistra fin dai tempi di Marx e Feuerbach non hanno capito un accidente della scienza, della netta separazione tra scienze nate nel cervello umano come le matematiche, e le scienze nate nella natura che evolve e sorprende e non si raggiunge mai, come nella nota storia di Achille e la tartaruga, perché il virus ne sa sempre una nuova e cambia variante, il buco nero si deforma, le stelle nove collassano, le specie animali e vegetali prendono strade misteriose e tuttavia grazie al procedimento cauto, immaginoso, degli scienziati che lavorano con un metodo fatto di tentativi, errori, correzioni, nuovi tentativi e nuovi errori, raggiungono i risultati che hanno permesso finora a tutta l’umanità dei Paesi sviluppati di raddoppiare la durata e la qualità della vita.
I fascisti, ma diciamo meglio gli idealisti compreso quel bel campioncino di prepotente antiscientismo che fu il troppo celebrato Benedetto Croce.

Della scienza capivano soltanto lo scoop dei successi. Marconi inventava la radio diventando lo scienziato più noto al mondo? E il fascismo ci inzuppava pane e biscotti portandolo in giro come la meraviglia italiana. Era il principio secondo cui i geni si esibivano come i mostri dei circhi da strada: la donna cannone, l’uomo peloso, la capra con due teste. “È del poeta il fin la meraviglia”, diceva il Marino, ma anche di tutti i regimi. Tu dirai (ti do del tu per sfuggire a “il Presidente” contro le direttive dell’Accademia della Crusca e perché ci conosciamo. Le cose che tu chiedi chiamandole “evidenze” – anglicismo per “evidente” che però non sono le prove (“proof”) nella scienza empirica biologica e fisica- non esistono se non dopo che un esperimento conferma una legge che si possa ripetere nelle stesse condizioni come fece Galileo con il pendolo.

Sta robba qui, te la sogni. Non c’è. I bravissimi medici delle stramaledette multinazionali americane – dirai tu: che li possin’ammazzalli – hanno battuto tutti i medici del mondo grazie agli investimenti, alle macchine e certo, grazie alla prospettiva di immani e dovuti profitti, col risultato che per ora sono vive milioni di persone che, essendo state vaccinate, si sono prese la forma lieve, sopportabile oppure nulla. Chi può portare le evidenze? Nessuno. Però sono evidenti lo stesso. E il dovere di vaccinarsi per rallentare la corsa del virus limita le libertà individuali? Certo che le limita, come tutte le regole della convivenza civile. Soltanto i libertari americani, su una sedia a dondolo, il cappello sugli occhi e il fucile carico se per disgrazia un federale venisse a limitare la loro libertà.

Ma il fascismo idealista, sia quello di Giovanni Gentile che di Benedetto Croce, cui si sono attenuti fascisti e non fascisti, era e resta una ideologia velenosa, un concentrato di ignoranza e pregiudizi contro le persone che praticano la scienza. Tu sentirai sempre dire: io non capisco la matematica, sono fatto soltanto per le belle lettere, mentre chi sa far di conto veniva chiamato da Croce fascista e antifascista secondo i suoi momenti storici e che godé della più totale libertà durante il regime – “un idraulico”. Così per esempio Giuseppe Peano, uno dei massimi matematici italiani in corrispondenza con Bertrand Russell, Gottlob Frege e Ludwig Wittgenstein, si vide tagliata la carriera accademica perché si era permesso di dire la sua in logica, materia di cui Croce non capiva niente ma che considerava un possedimento provato.

Il più coerente Giovanni Gentile, autore della celebre riforma che portava il suo nome di ideologo della scuola fascista, separava le classi superiori da quelle leggermente inferiori attraverso l’istituzione di un liceo classico per improbabili poeti diplomatici legulei, giornalisti e madri di famiglia, dal liceo scientifico in cui si sacrificavano latino e greco per far posto alle odiose equazioni e alle scienze narrali.
La cultura italiana è sempre stata spaccata da questa maledizione del nove biforcuto della cultura scientifica e di quella classica. Poco importa se in genere medici e fisici e matematici sono poi fra le persone più culturalmente informate in fatto di musica, letteratura e arti, l’importante era stabilire una barriera sprezzante nei confronti degli scienziati, sottomettendone i risultati e i progressi al giudizio di chi può dire loro “mi piace” o “non mi piace”.

Quella sottomissione umiliata della cultura scientifica, che dovrebbe essere meno intellettualmente corruttibile per le materie che affronta, viene per prima cosa calpestata. I vaccini non servono e chi se ne frega, i no-vax in camice sono comunque medici o infermieri e dunque buttiamoli in corsia con due mesi d’anticipo, tanto poi se ci sono o non ci sono “evidenze” lo decido io. E siccome io non ci capsico niente e mi fido di scienziati o almeno farmacisti iscritti al partito, dichiaro chiuso il Covid, dichiaro chiusa la legge, dichiaro rottamata la decenza e poi mettiamoci anche quattro giri di vite a chi sta già in galera e che vive – quali che siano i suoi crimini, un inferno in compatibile con i principi dei diritti dell’uomo.

Queste sono le ultime “evidenze” che evidenziano soltanto che la politica seguita a non capire niente di scienza, di ricerca, di relazione biunivoca fra libertà di ricerca e leggi dello Stato estruse – ovvero emesse per pressione dall’interno – in nome delle libertà personali che in una vera democrazia liberale sono e devono essere invece ridottissime, perché tante devono essere le regole da rispettare, cosa che del resto la prima ministra sa benissimo tant’è vero che per cacciare qualche migliaio di sfigati armati di chitarra, sacco letto, chitarra, erba, strisce e libido autunnale, sono state costruite castelli di regole, norme, sanzioni, intimidazioni, non tutte sacrosante. Giorgia Meloni, una presidente che impara alla svelta, stàcce: hai toppato su virus, vaccini e no vax. Autocorreggiti o passata la luna di miele ti metteranno in menopausa, politicamente parlando, e onestamente non lo meriti.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.