Normale dialettica interna alla coalizione, in una sfida a chi prende più voti, o segnale evidente di una incompatibilità tra le parti, di un rapporto scricchiolante e di diversità di vedute già manifestatesi in maniera evidente sull’atlantismo e sul supporto all’Ucraina?

Tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, a dieci giorni dal voto, i rapporti sembrano ormai ai minimi termini. L’ultimo episodio che ha posto i due alleati l’uno contro l’altro riguarda lo scostamento di bilancio, la richiesta ripetuta quotidianamente dal segretario del Carroccio di impegnare l’esecutivo guidato da Mario Draghi a impegnare (in deficit) 30 miliardi di euro per contrastare il caro bollette ed energia.

Una richiesta che ha ricevuto il ‘no’ non soltanto del premier, ma anche della stessa Meloni e in una insolita ‘alleanza’ anche del segretario del Partito Democratico Enrico Letta. A dare il primo affondo era stato proprio Salvini, sottolineando come “la preoccupazione degli italiani in questo momento sono le bollette. Si devono mettere sul tavolo 30 miliardi a debito, adesso”. Quindi le parole dure contro l’alleata: “Non capisco perché l’amica Giorgia su questo tentenni”.

Così nella serata di mercoledì, durante l’intervista andata in onda sul tg di La7 col direttore Enrico Mentana, è arrivata la replica dai toni altrettanto netti da parte della presidente di Fratelli d’Italia. “È qualche giorno che mi sorprendono alcune dichiarazioni di Salvini, sempre più polemico con me che con gli avversari”, ha ribaltato le accuse Meloni, definendo “pretestuosa” la polemica innescata dallo stesso segretario della Lega.

Quanto al merito della questione, lo scostamento di bilancio auspicato dal collega-alleato Salvini, la ricetta per Meloni deve essere diversa: “Una cosa da fare subito è il disaccoppiamento tra costo del gas e altre fonti energetiche. Dovrebbe farlo l’Europa, ma si può fare anche in Italia e lo voterei domani“.

Un rapporto dunque sempre più teso e altalenante che sembra portare a quello scenario evidenziato dal leader di Azione, Carlo Calenda, che da giorni va ripetendo come una coppia Meloni-Salvini al governo “durerebbe sei mesi”. Dopo l’ennesimo scontro lo stesso Calenda, ‘front runner’ del Terzo Polo formato assieme a Italia Viva di Matteo Renzi, ha anche ironicamente ‘accorciato’ le previsioni: “Questi signori non arrivano al governo”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia