Un accordo con compromessi per tutte le parti in causa, come è normale che sia quando a trattare sono 27 Paesi. È quanto emerso dall’Eurogruppo conclusosi giovedì sera, con l’intesa tra i vari ministri finanziari guidati dal presidente portoghese dell’Eurogruppo Mario Centeno.

LE TRE MISURE PER LA CRISI – Al termine della riunione fiume, iniziata il 7 aprile e finita dopo 16 ore il giorno successivo, per poi venire convocata una seconda volta, è stato trovato un accordo che il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ha definito “senza precedenti”. Al suo interno ci sono tre misure: Sure, la cassa integrazione europea con disponibilità fino a 100 miliardi, un fondo speciale della Bei (Banca europea degli investimenti) da 200 miliardi di euro, e soprattutto una nuova disponibilità del Mes da 240 miliardi.

IL MES A CONDIZIONI LIGHT – La questione chiave è ovviamente l’ok al Fondo Salva Stati e la bocciatura dei Coronabond chiesti a gran voce da Italia e Spagna. Il Mes erogherà fondi incondizionatamente per le spese mediche dei Paesi, e sarà a disposizione per prestiti a sostegno all’economia “ma con condizioni”, come sottolineato dal ministro delle Finanza olandese Wopke Hoekstra. “L’unico requisito” per utilizzare i fondi delle linee di credito del Mes, si legge infatti nel documento finale, è che “questi fondi siano usati sostenere spese sanitarie e di prevenzione, dirette e indirette”.

Un compromesso per tutti: per i Paesi Bassi che volevano prestiti Mes a 5/10 anni con stringenti condizioni, e per i Paesi del sud Europa che da giorni spingono per i Coronabond, per la mutualizzazione europea del debito. Nell’accordo è invece rimasto il limite dei prestiti Mes al 2% del Pil (circa 36 miliardi per l’Italia). E’ bene specificare che l’aiuto del Fondo Salva Stati andrà solo ai Paesi che lo chiederanno, e come precisato dal Ministero dell’Economia l’Italia non l’ha fatto.

LA SPERANZA RECOVERY FUND – La speranza per nuove misure di sostegno ci sono ancora. Nel documento finale emerso dalla riunione dell’Eurogruppo si fa riferimento ad un “Recovery Fund per sostenere la ripresa”. Si tratta, ancora sulla carta, di un fondo da circa 500 miliardi “temporaneo e commisurato ai costi straordinari della crisi e aiuterà a spalmarli nel tempo attraverso un finanziamento adeguato. Soggetti alla guida dei leader, le discussioni sugli aspetti pratici e legali del fondo, la sua fonte di finanziamento, e strumenti innovativi di finanziamento, coerenti con i Trattati, prepareranno il terreno per una decisione”.