Ambrogio
Milano, 170 appartamenti per il Piano straordinario Casa: 18anni dopo un nuovo patrimonio
Il ritorno a Palazzo Marino dei beni residui dei Fondi immobiliari Comune di Milano I e II chiude un ciclo che merita di essere letto per intero, perché è uno dei pochi casi in cui è possibile misurare a distanza il rendimento effettivo di una strategia di dismissione.
Il punto di partenza è il 2007.
L’amministrazione Moratti conferisce a due veicoli gestiti da Bnp Paribas 141 immobili per un valore iniziale di 355 milioni: palazzi di pregio, edilizia residenziale pubblica, stabili commerciali, terreni, proprietà fuori città. Il Fondo I, costituito nel 2008, riceve 76 asset per 255 milioni; il Fondo II, nel 2010, altri 65 per 100 milioni. Il Comune incassa 203 milioni in denaro e riceve 152 milioni in quote. La scelta del veicolo finanziario, in luogo dell’asta pubblica, viene giustificata all’epoca con la maggiore rapidità di realizzo e con la possibilità di partecipare alla valorizzazione.
Diciotto anni dopo, il bilancio dell’operazione si legge in due colonne. Da un lato le vendite: 377 milioni complessivi, con cessioni di rilievo come il palazzo di porta Romana 8 a 37 milioni e quello di via Bagutta a 26. Dall’altro il residuo: trenta beni, sedici del primo fondo e quattordici del secondo, retrocessi al Comune in cambio di quote che oggi valgono 41,6 milioni. Il confronto secco con i 152 milioni iniziali non è un saldo, perché nel frattempo i fondi hanno distribuito proventi; resta però il dato di struttura, ed è quello che conta sul piano dell’analisi: il patrimonio che rientra è, per definizione, quello che il mercato non ha voluto in vent’anni di collocamento.
È una circostanza che va tenuta presente nel valutare la destinazione annunciata. I 170 appartamenti confluiranno nel Piano straordinario Casa; 64 immobili rurali, per oltre quaranta ettari, andranno a un progetto agroalimentare con Sogemi; l’ex municipio di Crescenzago e l’edificio di via Faccio ad Affori manterranno la vocazione sociale che le associazioni insediate, Anpi in testa, hanno di fatto già consolidato. Sono destinazioni sensate e, nel caso della casa, urgenti. Presuppongono però un investimento manutentivo che la delibera non quantifica, su immobili rimasti a lungo in attesa di un acquirente. La differenza fra un ritorno al patrimonio e un ritorno alla città si misurerà lì.
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