L’ultimo bilancio di una consiliatura è sempre anche un inventario di priorità, e Emmanuel Conte lo dichiara apertamente. «Il bilancio è di sicuro un atto tecnico, ma ha un significato politico molto importante», premette l’assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa prima di entrare nel merito della variazione approvata dal Consiglio comunale nell’ultima seduta prima della pausa estiva: 203 milioni in più sulla parte corrente, circa 380 sul conto capitale. Cifre che da sole dicono poco, e che nella sequenza dei quattro anni precedenti raccontano invece una scelta.

La scelta è quella di spendere mentre tutto suggerirebbe di trattenere. «In un momento storico molto complicato per tutti abbiamo cercato di essere anticiclici», spiega Conte, ricordando che rispetto al primo previsionale del mandato la spesa corrente è cresciuta di circa mezzo miliardo: «da un lato abbiamo ottemperato all’aumento dei costi per i nostri servizi, dall’altro con circa la metà di queste risorse abbiamo aumentato la qualità e la quantità dei servizi». E, tiene a precisare, «senza aumentare di un euro la pressione fiscale, anzi diminuendola», mentre il quadro nazionale imponeva a Palazzo Marino due tagli lineari.

Il tema che ordina tutto il resto è la casa. Cinquanta milioni vanno all’acquisto di patrimonio abitativo da enti pubblici e da privati, con un bando in scadenza in questi giorni, altri 55 alla riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica. Ma la cifra che conta, nel ragionamento dell’assessore, è un’altra: un terzo. Si tratta di intercettare «uno dei bisogni principali delle milanesi e dei milanesi, avere delle case a costo accessibile, dove per noi significa che nessuno deve spendere più di un terzo del proprio stipendio per un abitare che debba essere dignitoso». È il parametro con cui, di fatto, si misura oggi la sostenibilità sociale di una città che ha smesso da tempo di essere a buon mercato.

Alla casa Conte lega direttamente il trasporto pubblico, che assorbe altri 77 milioni e supera per la prima volta la soglia del miliardo. «Il trasporto pubblico locale è l’altra faccia della stessa medaglia di un abitare dignitoso e accessibile», dice, rivendicandolo come «forse lo strumento maggiormente redistributivo che possiamo utilizzare». Da qui l’annuncio fatto in Aula: «nonostante Regione Lombardia abbia immaginato di aumentare il prezzo dei titoli di viaggio all’inflazione, il Comune di Milano farà le spalle grosse ed eviterà che questo aumento dei costi ricada sulle nostre concittadine e sui nostri concittadini».

Il terzo capitolo è il lavoro, e riguarda in primo luogo chi il Comune lo fa funzionare. I 32 milioni destinati al personale coprono il rinnovo del contratto nazionale, «deciso a Roma ma pagato a Milano», e confermano dieci milioni di salario accessorio. Sono misure strutturali, sottolinea l’assessore, «in modo tale da tranquillizzare anche chi tutti i giorni fa funzionare la macchina del Comune di Milano». Alla stessa voce appartiene una partita a lungo sollecitata dai sindacati e dal mondo culturale, l’adeguamento degli appalti al contratto Federculture: «è una promessa che era stata fatta e che abbiamo mantenuto». Diciannove milioni vanno al welfare, con risorse dedicate ad anziani, minori e disabilità, e tredici alla cultura diffusa, quella dei quartieri più che delle grandi istituzioni. È la parte della manovra che meno si presta agli annunci e che più definisce il profilo di un’amministrazione. Per una via diversa arriva anche il ritorno nel patrimonio comunale di 170 appartamenti e 39 immobili a servizi, residuo dei fondi immobiliari costituiti tra il 2007 e il 2010 e ora liquidati. La lettura che ne dà Conte è di sistema più che di contabilità: «il patrimonio comunale non è un portafoglio finanziario, è uno degli strumenti con cui una città costruisce casa, lavoro, servizi e comunità».

Resta la domanda su cosa consegni tutto questo a chi verrà dopo. Per l’assessore la risposta sta nel debito, ridotto di un miliardo in dieci anni e destinato a chiudere il mandato sotto i tre miliardi. Non un trofeo contabile: «significa aver recuperato flessibilità e spazio per i bilanci futuri, in modo tale da garantire una quantità di servizi superiori alla nostra città». La formula finale vale come dichiarazione di metodo per la campagna che verrà: «essere rigorosi nella gestione dei conti non significa ridurre la spesa, non significa ridurre gli investimenti. In questi anni abbiamo dimostrato che c’è una terza via: si può essere rigorosi, aumentare gli investimenti e produrre più servizi».