Maddalena Urbani aveva solo 20 anni. È morta a causa di un mix di droghe e psicofarmaci lo scorso 27 marzo, mentre era ospite di un narcotrafficante siriano di 64 anni, da quel giorno in carcere per spaccio di eroina. Oggi la svolta: un’ordinanza di custodia cautelare per omicidio è stata notificata all’uomo dalla Polizia, aggravando così la sua posizione. Gli viene contestato in particolare “il dolo eventuale, consistente – spiega la questura di Roma – nell’aver accettato di non chiamare direttamente i soccorsi, facendo intervenire delle persone non qualificate che avevano cercato, senza alcun esito, di salvare la Urbani”. La ragazza era figlia di Carlo Urbani, il medico-eroe che riuscì a isolare la Sars prima che potesse  diventare una pandemia, ma che ne fu contagiato, morendo nel 2003.

LA VICENDA

I fatti risalgono appunto al 27 marzo quando, su segnalazione del 118, il corpo ormai senza vita di Maddalena viene trovato all’interno di un appartamento fatiscente a Roma, in zona Cassia, occupato da R.A., di nazionalità siriana, già agli arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti. A uccidere la ragazza, secondo i primi accertamenti, un abuso di oppiacei. La perquisizione effettuata successivamente porta al rinvenimento di alcune dosi di eroina, metadone e psicofarmaci: “il tutto a riprova – secondo gli investigatori – che il siriano, nonostante la misura restrittiva, continuava il suo spaccio di droga”. L’uomo, subito arrestato, viene condotto nel carcere di Regina Coeli. Le indagini della Polizia, oltre a escludere una violenza sessuale, hanno poi fatto luce sui loro rapporti: Maddalena conosceva già l’uomo, registrato nella rubrica del suo telefono come “Zio Cassi”. Anche il siriano aveva nome e indirizzo di Perugia, dove la giovane viveva, sulla sua agenda. 

A chiamare il 118 quel giorno era stata un’altra ragazza, di origini straniere ma nata in Italia, che aveva conosciuto la Urbani circa un mese prima a Perugia. Insieme si erano recate a Roma il giorno precedente, il 26 marzo. La testimone ha riferito alla polizia che Maddalena si era sentita male quel pomeriggio a causa dell’alcol, ma che una volta a casa del siriano si era invece ripresa. Secondo la sua testimonianza, dopo aver dormito tutta la notte, era uscita per fare la spesa. Una volta rientrata all’ora di pranzo si era resa conto che Maddalena non respirava più.

LE INDAGINI

Le indagini sui tabulati telefonici del siriano e analizzando le sue stesse dichiarazioni hanno permesso di accertare che quella quella notte l’uomo aveva chiamato due suoi conoscenti, un rumeno ed un italiano, per soccorrere Maddalena. L’italiano, chiamato ‘medico’ – in realtà un tossicodipendente che aveva solo sostenuto qualche esame di Medicina – era intervenuto nella tarda mattinata del 27 e aveva fatto alla ragazza un’iniezione di adrenalina. Il rumeno era invece intervenuto nella tarda serata del 26 e aveva praticato a Maddalena un massaggio cardiaco. Siccome sembrava stare meglio, lui se n’era andato. La procura di Roma ha quindi chiesto ed ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del siriano. 

Mariangela Celiberti