Si è concluso con infinite polemiche il primo weekend che ha segnato, seppure con le dovute proporzioni, il ritorno della movida a Napoli a due mesi e mezzo di distanza da lockdown dettato dall’emergenza coronavirus. Controlli senza sosta nelle zone considerate ‘calde’ di via Aniello Falcone al Vomero e dei Baretti di Chiaia mentre anarchia totale, o quasi, in altre zone della città, a partire dal lungomare di Mergellina, dove sono presenti numerosi Chalet, e Riva Fiorita a Posillipo dove fino a tarda notte si sono intrattenute centinaia di persone.

Due pesi e due misure. Questa la sintesi dei controlli andati in scena lo scorso fine settimana. Presidi light nella zona del centro storico dove sabato, poco dopo le 19, nel cuore di piazza Bellini un ragazzo è stato accoltellato e ridotto in fin di vita per motivi passionali. Un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, con cani antisommossa e cani anti-droga, è stato registrato invece nella zona dei Baretti di Chiaia (e in quella di via Aniello Falcone) dove i controlli sono stati senza sosta e dove i titolari delle attività commerciali sono stati puntuali nella chiusura imposta per le 23. C’è chi tra loro, nonostante il codice Ateco per la ristorazione, è stato costretto alla chiusura a differenza di altri locali, a partire proprio da Riva Fiorita, che hanno potuto lavorare senza alcuna pressione anche fino a tarda ora.

A denunciare l’accaduto è l’associazione Chiaia Night, rappresentata dal presidente Aldo Maccaroni, che parla di episodio di “sopruso” che in questi primi tre giorni di riapertura sono avvenuti nel quartiere di Chiaia, nello specifico nel quadrilatero dei baretti. Due i locali in questione (Bisi e Bi-lateral) obbligati a chiudere alle 23 nonostante avessero il codice Ateco per la ristorazione e dunque, non fossero tenuti a rispettare limiti orari. Ciò nonostante, un rappresentante della Polizia Municipale, scattate le 23, è entrato all’interno dei citati locali imponendo di chiudere senza fornire alcuna motivazione, invitando i clienti a uscire e dicendo al personale di restituire loro i soldi.

Nei due giorni precedenti le forze dell’ordine sono intervenute solo per controlli di routine in modo tale da verificare il rispetto delle normative anti-covid. A dimostrazione che suddetti locali non solo potessero restare aperti anche dopo le 23, ma era stato accertato che non fosse stata compiuta alcuna infrazione e fossero state rispettate tutte le disposizioni.

“Ma sabato sera no. Non abbiamo potuto continuare a lavorare. Io sono stato al telefono con uno dei miei soci presente nel locale e gli ho chiesto di poter interloquire con il poliziotto che ha risposto ‘no, dite a Luca di venire’. Una volta arrivato alle 23.40 – ha raccontato Luca Di Martino, uno dei soci del Bisi e del Bi-Lateral – mi ha comunicato che per non so quale ragione avrei dovuto chiudere nonostante gli avessi fatto notare che l’ordinanza numero 49 mi avrebbe permesso di restare aperto. Gli ho chiesto di farmi un verbale di chiusura ma non l’ha fatto, così come non abbiamo ricevuto alcuna multa a dimostrazione che non ci fosse alcun tipo di contravvenzione”. Così i due locali sono stati costretti a chiudere, nonostante nella stessa zona di Chiaia, così come in altre parti della città, ogni attività con il codice Ateco per la ristorazione ha continuato a lavorare senza problemi.

“Lavorare in questo clima – fa sapere una nota l’associazione Chiaia Night – diventa praticamente impossibile, ben venga la verifica del rispetto delle norme, ma questo non può voler dire irrompere nei locali, camminare con cani antidroga e antisommossa, generando un’atmosfera poco serena, ben lontana dallo spirito di convivialità che ha sempre caratterizzato questi locali. “Nel ribadire – spiega il presidente Aldo Maccaroni – che siamo contrari alla chiusura alle 23, poiché imporre fasce orarie aumenta solo il rischio di assembramento, ci domandiamo se questo è il modo di farci lavorare dopo due mesi di chiusura, terrorizzando clienti e personale”.

Per l’associazione Chiaia Night è difficile lavorare in questo modo, se non addirittura impossibile. “L’orario di lavoro è già limitato – conclude Aldo Maccaroni – diteci che siete intenzionati a non farci lavorare in pace, che volete costringerci a chiudere, sarebbe sicuramente più onesto che rivolgere tutta questa attenzione delle forze dell’ordine solo in questa zona, quando altre parti della città si trasformano in una giungla a cielo aperto senza che nessuno dica niente. Cogliamo l’occasione per ringraziare il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri per l’egregio lavoro svolto nelle zone di Chiaia, tra via Bisignano e piazzetta Rodinò e del Vomero in via Aniello Falcone. Un’attività di controllo effettuata con grande professionalità e per nulla invasiva, con uno spirito di collaborazione che è ciò che noi tutti ci aspettiamo per il bene di questa città”.

LA REPLICA DELLA MUNICIPALE – Non si è lasciata attende la replica della polizia municipale di Napoli che in una nota chiarisce che “in primo luogo gli agenti operanti non hanno né chiuso né, tanto meno, allontanato i clienti, in quanto non è stato elevato nessun verbale di contestazione che avrebbe dato luogo alla sanzione accessoria della chiusura del locale, come anche lo stesso titolare afferma, bensì gli agenti hanno operato nella consueta attività di prevenzione, anche a fronte del diversificarsi delle normative vigenti in essere, a tutela della corretta informazione degli esercenti stessi delle normative”.

La Municipale spiega che l’ordinanza numero 49 della Regione Campania del 20 maggio scorso ricorda “agli altri altri esercizi pubblici di ristorazione – per i quali non vige il limite orario sopra indicato- è fatto obbligo di servizio al tavolo, onde assicurare il necessario distanziamento fra gli utenti, salva la facoltà di asporto e consegna a domicilio”.

“VOLEVAMO SOLO RICORDARE CHE NON POTEVA SERVIRE ALCOLICI” – “L’attività in questione (il locale a cui si fa riferimento è il Bisi in via Bisignano, ndr) al momento del controllo era in possesso della somministrazione tipo A e B e quindi come bar non poteva e non può lavorare dopo le 23, orario in cui hanno chiuso tutti gli altri esercizi, mentre come ristorante poteva e può eccedere tale limite orario come previsto in ordinanza. Gli agenti – continua la nota del Comando di Polizia – che stavano effettuando i controlli, in considerazione dell’afflusso di persone in aumento in via Bisignano, hanno evidenziato al preposto che dalle 23 non poteva più somministrare come bar, attività prevalente e consuetudinaria del locale, riscontrata anche la sera stessa. Ciò allo scopo di prevenire possibili violazioni generate da confusioni degli addetti in ordine alle regole da applicare, fatto in via preventiva per gestire in maniera adeguata gli avventori e le eventuali richieste di prodotti da bar. Il Comando – conclude la nota – infatti non vuole verbalizzare e chiudere attività a chi già si trova in grande sofferenza”.

“IL VIRUS C’E’ ANCORA: INDOSSATE MASCHERINA” – L’Unità di Crisi della Regione Campania, riunita per esaminare la situazione epidemiologica dopo quanto si è verificato nell’ultimo weekend con ripetuti assembramenti senza mascherine, rinnova con “fermezza l’invito al rispetto delle Ordinanze in vigore e a evitare comportamenti irresponsabili che potrebbero determinare una risalita della curva dei contagi”. La nota dell’Unità di crisi ricorda che “non sono consentiti assembramenti e che è obbligatorio indossare la mascherina”. “I dati degli ultimi giorni non rivelano che il Covid-19 sia sparito o addirittura che sia stato debellato”, scrivono gli esperti del governatore Vincenzo De Luca. E la nota conclude: “E’ fondamentale il senso di responsabilità di ciascuno a tutela della salute di tutti. Si ricorda infine che i cittadini hanno il dovere di attenersi rigorosamente alle disposizioni per evitare che il contagio riprenda con drammatiche conseguenze sanitarie e sociali”.