Il Napoli ha gettato definitivamente la maschera dell’inesperienza e della modestia, candidandosi seriamente per un posto al sole in campionato e in Champions. Già al comando nel girone europeo, dopo lo squillante 0-3 di Glasgow, gli azzurri si sono presi di prepotenza anche il primo posto in campionato. Partita intensa e bella quella di San Siro contro il Milan, che gli azzurri avrebbero potuto forse anche perdere ma che in realtà hanno meritato di vincere, per la solidità mentale e le qualità tecniche mostrate.

La vittoria contro i campioni d’Italia ha costretto anche i media nazionali, ancora in fissa con le paturnie di una Juve geriatrica e di un’Inter sconnessa, ad occuparsi del nuovo Napoli. E soprattutto di alcuni nuovi giocatori arrivati in sordina ma che, alla resa dei conti, si stanno rivelando decisivi. Kvaratskhelia e Kim erano poco più che oggetti misteriosi per il grande pubblico, ma questo primo scorcio di stagione è bastato a trasformarli in colonne della squadra. Grandi meriti vanno a Luciano Spalletti, che sta plasmando una squadra di lotta e di governo utilizzando tutto il materiale a sua disposizione; l’allenatore però non smette (giustamente) di gettare acqua sul fuoco. La pressione di una piazza che non vince da trent’anni e le insidie di una stagione lunghissima e spezzata in due dai mondiali invernali rimangono i punti interrogativi principali attorno al Napoli, che già in passato ha dimostrato di sapere partire forte ma di calare nel finale. Eppure questo nuovo Napoli, così fresco fisicamente e sfacciato mentalmente, lascia ben sperare. Dopo la sosta, che vedrà tanti azzurri impegnati nelle nazionali e ben cinque con l’Italia, arriverà il Torino al Maradona e Spalletti dovrà fare a meno di Osimhen e Politano. La rosa in attacco è lunga, ma ci sarà da soffrire e battagliare contro il gioco uomo contro uomo di Juric.

La battaglia elettorale è invece alla fine e Napoli si è trasformata all’improvviso, complice la resistibile risalita delle vestali del reddito di cittadinanza, nella swing city più importante tra i capoluoghi italiani al voto. I numeri finali di Camera e Senato sembrano poter dipendere, almeno in parte, da alcuni collegi uninominali sparsi qua e là nell’immensa città metro- napoletana, e i leader nazionali stanno accorrendo per comizi volanti dell’ultimo minuto. Pure l’ex sindaco a distanza Luigi de Magistris spera ancora nella benevolenza dei diseredati e dei radical chic partenopei, ma la sua guasconeria ha finito per esasperare persino una persona mite come il sindaco Manfredi, costretto a ricordargli “i disastri difficili da raccontare” lasciati in città. Chi si gioca tutto è anche Luigi Di Maio, capo di una lista che fatica a superare l’1 per cento e candidato per il Pd nel collegio uninominale di Fuorigrotta. Curiosamente, per lui tutto potrebbe finire proprio dove era cominciato, sulle gradinate del Maradona.