È salito in cattedra rigorosamente “senza giacca e cravatta” e ha parlato davanti alla platea di universitari. Nino D’Angelo e la sua canzone sono diventati un caso di studi al Suor Orsola Benincasa. E proprio in questi giorni sono anche al centro della polemica nel mondo della musica napoletana. Dividendo i neomelodici tra favorevoli e contrari. Cuore della polemica le accuse di Giusy Attanasio e Nancy Coppola dopo il post di D’Angelo in cui ha affermato: “Io non sono e non sarò mai un cantante ‘Neomelodico’ con tutto il rispetto di questi ragazzi, alcuni anche bravi, ma non hanno niente a che vedere con me e la mia storia di cantautore”.

Alle accuse di rinnegare le proprie origini, D’Angelo dall’Università ha risposto così: “Quando ero giovane io non esisteva la parola neomelodico e quando è iniziata la parola neomelodico io scrivevo “ciucculatin d’a ferrovia”, “senza giacca e cravatta”, ero un vecchio melodico, non potevo essere un neomelodico, proprio come età non posso esserlo. Non ce l’ho con nessuno, però io vorrei ripristinare gentilmente la parola ‘signore e signori ed ecco a voi il cantante napoletano’. Noi siamo i figli di Sergio Bruni, di Carosone,..ma ‘un cantante napoletano’ non si dice più. Ditemi se questa parola l’hanno detta per 20 anni.

“È una cosa troppo bella, non so se merito tutto questo. Per il sacrificio e l’impegno in questi 40 anni, io che nasco in una periferia difficile, San Pietro a Patierno che è un quartiere che ho lasciato 45 anni fa, è una vittoria del popolo. Essere considerati dal popolo è la cosa più difficile. Ma il popolo mi ha amato e io sono frutto di quelli che non contano, sono frutto di quelli che non hanno voce”.

“Ho sempre scritto ma ora è diverso, la cosa è più seria, sono più cosciente, so misurare meglio le parole, conoscendo tanti intellettuali, è come se avessi studiato un po’, perché quando vado a cena con delle persone che mi fanno pensare, io cresco, è come se andassi a scuola. Quindi cerco di recuperare e mi arricchisco con quello che sento”.

“Quanta strada aggio fatto pe’ sagli’ sta furtuna mmiez’ ‘a gente distratta io nun ero nisciuno, quanta notte scetato pe’ scala’ chillo muro mmiez’ ‘e figli scurdato aggi’ appiso ‘a paura”. I ‘versi’ di uno dei suoi più grandi successi (Senza giacca e cravatta) presentato al Festival di Sanremo nel 1999 sono stati i più citati da docenti e studenti per raccontare ‘l’esempio pedagogico’ dei testi e delle canzoni di Nino D’Angelo celebrato dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli , in occasione della presentazione del suo nuovo progetto de “Il poeta che non sa parlare” (libro, disco e tour).

Rigorosamente ‘senza giacca e cravatta’ lo scugnizzo di San Pietro a Patierno (dove campeggia dallo scorso anno il murales dedicatogli da Jorit) ‘salito’ in cattedra al Suor Orsola, uno degli Atenei italiani di maggiore prestigio e tradizione nel settore degli studi pedagogici, non ha nascosto la sua emozione. “Non so se merito di essere ‘studiato’, ma questa scelta accademica mi inorgoglisce molto e premia 45 anni di duro lavoro e soprattutto la mia evoluzione culturale degli ultimi 20 anni”.

Per l’ex caschetto d’oro (“ricorderò sempre quegli anni con grande affetto e non rinnegherò mai quella prima stagione della mia carriera in cui ho fatto riscoprire al grande pubblico la musica napoletana d’amore”) la svolta c’è stata nel 1998 con il David di Donatello come miglior musicista e il Nastro d’argento per la miglior musica per la colonna sonora del film di Roberta Torre “Tano da morire”. In quel momento, come ha raccontato Nino D’Angelo agli studenti dell’aula magna del Suor Orsola, “ho capito che potevo fare di più, volare più alto anche a livello culturale”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.