“Time to change the world”. È con questa frase che Jorit Agoch ha presentato la sua ultima opera. Lo street artist napoletano ha omaggiato George Floyd, il 46enne ucciso nell’intervento violento della polizia a Minneapolis, nello Stato del Minnesota, lo scorso 25 maggio. Un caso che ha scatenato proteste, anche violente, ininterrotte negli Stati Uniti. Oltre 40 città hanno attivato il coprifuoco, praticamente ovunque sistematicamente violato. Il Presidente Donald Trump si è espresso con toni forti contro i manifestanti minacciando l’intervento dell’esercito. Morti e feriti sono stati registrati in diverse città.

Jorit ha quindi omaggiato Floyd in un grande murales su un tetto nel quartiere di Barra, Napoli Est. Nel lavoro appaiono i volti dei principali attivisti afroamericani: Martin Luther King, Malcolm X, e Angela Davis. E poi Lenin, il rivoluzionario, politico e leader della Rivoluzione Russa.

Una scelta che ha destato più di qualche perplessità. Diversi utenti dei social network hanno infatti commentato stupiti il post con la fotografia del murales. “Che c’entra Lenin?” si chiede un utente; “why is Lenin in this wall?”, scrive qualcuno; “Ma Lenin faceva parte della stessa squadra di calcetto?”, ironizza un altro; “Perplessità su Lenin che stona in quanto unico non afroamericano. Avrei preferito Mandela o Stephen Biko”, riflette un altro ancora.

Jorit Ciro Cerullo, conosciuto come Jorit Agoch, o semplicemente Jorit, ha realizzato opere in tutto il mondo. Il suo stile ha riscosso notevole successo sia presso la critica che presso gli appassionati. È particolarmente specializzato nei ritratti, i quali recano tutti due strisce rosse sulle guance, i segni di una Human Tribe che rimandano a rituali tribali africani e indicano l’appartenenza a un’unica comunità umana. Spesso nelle opere sono nascoste delle scritte che spiegano i lavori o lanciano messaggi.

Redazione