È stato assegnato a due giornalisti, la filippina Maria Ressa e il russo Dmitry Moratov, il Premio Nobel per la Pace. Il riconoscimento del Comitato per il Nobel norvegese “per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura”. Entrambi osservatori e indagatori della realtà e della realtà dei media, due premiati in nome della libertà di espressione e di stampa, oltre che analisti anche dell’uso – anche da parte dei governi – dei social network per diffondere notizie false, eliminare gli oppositori e manipolare il discorso pubblico.

Ressa ha denunciato attraverso il suo lavoro abusi di potere, l’uso della violenza e il crescente autoritarismo nel suo Paese, le Filippine. Ha fondato nel 2012 e guida la società di media digitali per il giornalismo investigativo Rappler. Proprio nel suo ruolo alla guida di Rappler “si è dimostrata un’intrepida difensora della libertà di espressione – sottolinea il Comitato – e ha attirato l’attenzione sulla controversa campagna antidroga del presidente Rodrigo Duterte”.

Dalla sua elezione Duterte ha lanciato una guerra senza quartiere alla droga sanguinosa e ai limiti del terrore: si stimano almeno 8.000 morti nelle operazioni tra piccoli spacciatori e consumatori nelle baraccopoli e nelle strade. Esecuzioni spesso dalla forma sommaria. Sulle uccisioni nelle Filippine indaga anche la Corte Penale Internazionale. Alcune stime arrivano anche a 30mila vittime. “Chi distrugge il mio Paese – aveva ribadito respingendo le accuse Duterte – sappia che lo ucciderò”.

Muratov ha invece “difeso per decenni la libertà di parola in Russia in condizioni sempre più difficili”. È stato tra i fondatori del quotidiano indipendente Novaja Gazeta, per la quale ha scritto anche Anna Politkovskaja, freddata nel 2006 nell’ascensore del suo palazzo a Mosca a colpi d’arma da fuoco. Dal 1995 è diventato caporedattore del giornale per 24 anni in totale. La testata è stata “un’importante fonte di informazioni su aspetti censurabili della società russa raramente menzionati da altri media”. Sei suoi cronisti sono stati uccisi e comunque Muratov “si è rifiutato di abbandonare la linea indipendente” e “ha costantemente difeso il diritto dei giornalisti a scrivere tutto ciò che vogliono su ciò che vogliono, purché rispettino gli standard professionali ed etici del giornalismo”.

Le congratulazioni, nonostante tutto, da parte del Cremlino che attraverso il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato: “Possiamo congratularci con Dmitry Muratov, ha costantemente lavorato in accordo con i suoi ideali, ha aderito ad essi, è talentuoso e coraggioso. È un apprezzamento di alto livello, ci congratuliamo con lui”. Il segretario generale di Reporter Senza Frontiere Christophe Deloire ha però recentemente fatto notare che “da quando Vladimir Putin è salito al potere, da quando è stato eletto presidente, in Russia sono stati assassinati almeno 40 giornalisti. E regna un livello di impunità molto elevato. Quello che speravamo, cosa che da oggi è impossibile, era vedere puniti coloro che hanno ordinato l’uccisione di Anna Politkovskaya e non solo gli esecutori. Quello che chiediamo ora è che non ci siano più omicidi in Russia”.

Per il delitto della giornalista sono state condannate cinque persone, due all’ergastolo per l’organizzazione e l’esecuzione. Il ceceno Ali Galitukayev, giudicato colpevole dell’organizzazione dell’assassinio, è morto in prigione nel 2017. Mai citato in giudizio il mandante dell’omicidio. Lo scorso sette ottobre è scaduta la prescrizione per il caso. Nella redazione della Novaya Gazeta a Mosca è stato aperto un museo dedicato alla memoria della giornalista.

Il Comitato ha aggiunto che Ressa e Muratov sono stati premiati per “la loro coraggiosa lotta per la libertà di espressione nelle Filippine e in Russia. Allo stesso tempo, rappresentano tutti i giornalisti che difendono questo ideale, in un mondo in cui la democrazia e la libertà di stampa affrontano condizioni sempre più avverse”.

 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.