Mario Decandia è stato investito la settimana scorsa a Palma di Maiorca. Aveva 37 anni, originario della Sardegna, viveva sull’isola da una decina d’anni e lavorava come maître. È stato investito mentre era con altri due colleghi, dopo aver smontato dal suo turno. Era emerso che la pattuglia, che ad alta velocità e sirene spiegate, ha investito Decandia e i due amici stava intervenendo per un’urgenza quando il guidatore ha perso il controllo dell’auto.

Quella versione adesso però non convinca e a metterla in crisi è un duro editoriale apparso su uno dei media più letti sull’isola. “Non è tollerabile che, tre giorni dopo, non si sappia ancora se la tragedia è dovuta a una tremenda casualità o a un’imprudenza spericolata che richiede un’assunzione di responsabilità”, si legge sul Diario de Mallorca. L’articolo non è firmato e quindi esprime in pieno la linea del quotidiano. “La cittadinanza, i familiari delle vittime e gli amici continuano ad aspettare una spiegazione. Oltre al dolore che provoca una tragedia di queste dimensioni, la gestione dell’accaduto suscita stupore. L’assessora comunale alla Sicurezza, Joana Adrover, e la commissaria della polizia locale Antonia Barceló hanno confermato di aver parlato con le due persone coinvolte (un agente di lunga esperienza e una in fase di addestramento) e di aver ottenuto un risultato frustrante perché i due agenti non hanno specificato quale emergenza stavano andando ad affrontare quando hanno travolto tre persone uscite dal lavoro e che erano in una zona pedonale”.

Secondo il giornale maiorchino non sarebbe partito alcun ordine di intervento d’urgenza per la pattuglia a quell’ora, un particolare che non sarebbe stato rivelato neanche durante la conferenza stampa sulla tragedia. I due agenti, continua l’editoriale, non sono stati sospesi dal servizio nemmeno in via cautelare. Il magistrato alla guida delle indagini ha stabilito che del caso si occuperà la Guardia Civil e non la polizia locale, “per evitare ogni minimo rischio di corporativismo”.

Si era parlato inizialmente di asfalto bagnato. L’incidente è comunque avvenuto in una zona pedonale. I due agenti sono risultati entrambi negativi all’alcol test e un testimone, inglese, avrebbe raccontato di una seconda auto intervenuta subito dopo l’incidente e che “ho visto portare via una bottiglia di vodka”. Il testimone ha anche raccontato di essersi recato presso la polizia nazionale dopo che nel verbale degli agenti locali non era stato fatto cenno della bottiglia di vodka.

Due avvocati lavorano sul caso, uno è lo zio del ragazzo, Dino Selis. “Ci hanno detto che l’autopattuglia era a fortissima velocità in una zona interdetta al traffico dei veicoli. Sul Paseig c’era molta gente, un miracolo che non abbia fatto una strage. L’impatto è stato violentissimo, nei verbali c’è scritto che una panchina in cemento armato è stata divelta e scaraventata a decine di metri. Ci sono tanti punti oscuri e vogliamo sapere la verità su che cosa è accaduto”, aveva detto al Corriere della Sera l’altro zio, Enea Selis. La salma del ragazzo, tra autopsia e altri rilievi, è ancora bloccata in Spagna. I due colleghi investiti con lui sono ancora ricoverati ma non in pericolo di vita.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.