Il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha rilasciato una lunga intervista a Limes, la rivista di geopolitica, intervenendo in maniera netta e approfondita su più temi riguardanti la guerra in Ucraina. “Il disarmo è l’unica risposta adeguata e risolutiva a tali problematiche, come sostiene il magistero della Chiesa. Si rilegga, ad esempio, l’enciclica ‘Pacem in Terris’ di San Giovanni XIII. Si tratta di un disarmo generale e sottoposto a controlli efficaci. In questo senso, non mi pare corretto chiedere all’aggredito di rinunciare alle armi e non chiederlo, prima ancora, a chi lo sta attaccando”, ha commentato il Segretario di Stato.

E quindi non una negazione, una correzione totale del detto di Gesù Cristo, tratto dal Discorso della Montagna, secondo quanto riportato nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Luca. Parolin sul ricorso alle armi precisa che “il catechismo della Chiesa cattolica prevede la legittima difesa. I popoli hanno il diritto di difendersi, se attaccati. Ma questa legittima difesa armata va esercitata all’interno di alcune condizioni che lo stesso catechismo enumera: che tutti gli altri mezzi per porre fine all’aggressione si siano dimostrati impraticabili o inefficaci; che vi siano fondate ragioni di successo; che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi di quelli da eliminare. Il catechismo, infine, afferma che nella valutazione di questa problematica, gioca un ruolo importante la potenza dei moderni mezzi di distruzione. Per tali ragioni, papa Francesco, nell’enciclica ‘Fratelli tutti’ afferma che non si può più pensare alla guerra come a una soluzione, perché i rischi saranno probabilmente sempre superiori all’ipotetica utilità che le viene attribuita”.

Zero fraintendimenti insomma: “Il Vangelo è annuncio di pace, promessa e dono di pace. Tutte le sue pagine ne sono piene”. E la Chiesa è per la pace, lavora per la pace, lotta per la pace, testimonia per la pace, prova a costruire la pace. Una “semplificazione” invece quella di sostenere Papa Francesco filorusso: “Ha condannato fin dal primo istante, con parole inequivocabili, l’aggressione russa dell’Ucraina, non ha mai messo sullo stesso piano aggressore e aggredito né è stato o apparso equidistante”.

Una semplificazione peraltro anche pericolosa, secondo Parolin. “Il Papa è filorusso perché condanna la corsa al riarmo e l’impiego di ingenti somme per l’acquisto di nuove e sempre più potenti armi, invece di utilizzare le risorse disponibili per la lotta alla fame e alla sete nel mondo, la sanità, il welfare, l’educazione, la transizione ecologica? Il Papa è filorusso perché invita a riflettere su ciò che ha portato a questi inquietanti e pericolosi sviluppi, ricordando che una convivenza fondata sulle alleanze militari e sugli interessi economici è una convivenza dai piedi di argilla? Il Papa è filorusso perché chiede di applicare lo ‘schema di pace’ invece di perpetuare lo ‘schema di guerra’?”.

Papa Francesco piuttosto “è stato, per così dire, ‘equivicino’, cioè vicino a quanti soffrono le conseguenze nefaste di questa guerra, le vittime civili innanzitutto, e poi i militari e i loro familiari, comprese le madri di tanti giovani e giovanissimi soldati russi che non hanno più avuto notizie dei loro figli morti durante i combattimenti”. Le critiche al Papa sono quindi “ingenerose e anche un po’ grossolane”, “legate forse alla constatazione che il Papa non fa il ‘cappellano dell’Occidente’” quanto piuttosto invoca il grifo di Paolo VI alle Nazioni Unite del 1965: “Mai più guerra!”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.