Alla fine ieri la storia della “dama” (presunta) del cardinale Angelo Becciu, alias Cecilia Marogna, sarda come lui, 39 anni, attualmente domiciliata a San Vittore (carcere) è atterrata su qualche quotidiano straniero. Una pagina intera per El Pais, un articolo breve sulla Frankfurter, un trafiletto sul cattolico La Croix. In precedenza soprattutto il Financial Times aveva ipotizzato operazioni finanziarie speculative con investimenti in “derivati”. Si vedrà. Nell’insieme la vicenda è molto e tutta italo-vaticana. In effetti di sicuro sappiamo che una signora che si chiama Cecilia Marogna, dal 2017 si è accreditata presso mons.

Angelo Becciu, allora Sostituto della Segreteria di stato vaticana (numero 3 della gerarchia, dopo Papa e Segretario di stato) come esperta in geopolitica e sicurezza, capace a quanto pare di garantire una consulenza di alto profilo per tutelare gli interessi della Santa Sede nei più svariati scenari mondiali. E non si capisce a che serviva una consulente (una sola, poi!) quando la Gendarmeria vaticana ha rapporti con le polizie di mezzo mondo (oltre all’Italia). Misteri. Comunque come consulente avrebbe ricevuto 500mila, forse 600mila euro nel corso di due o tre anni. Il resto della storia è abbastanza oscuro, per il momento, sebbene si moltiplichino le carte e i rapporti visionati da diversi giornali e dunque non tanto riservati come dovrebbero essere. Di sicuro la signora è salita all’onore delle cronache subito dopo la tempestosa e irrituale e improvvisa defenestrazione del cardinale Becciu da parte del Papa. Ora sappiamo che è in corso un’indagine. Sicuramente da parte vaticana, da dove è partita la richiesta di arresto per peculato e avremo presto gli interrogatori dei magistrati italiani anche in relazione all’altra richiesta, quella di estradizione in Vaticano. Ci saranno dettagli maggiori e sicuri, non più le gole profonde susseguitesi finora.

E comunque cominciando a scavare, e leggendo i vari giornali, soprattutto quelli che aderiscono all’area conservatrice-cattolica, scopriamo un po’ di tutto sul conto della “dama”. Intendiamoci: con il cardinale nessuno ha mai ipotizzato un “affaire”, semmai una spregiudicatezza di manovre economico-finanziarie al di là delle possibilità dei comuni mortali. In ogni caso ora apprendiamo di viaggi della “dama”, metà vacanza metà lavoro, in giro per il mondo (da Ibiza a Dubai), una moltitudine di account diversi sui profili social, dell’esistenza di un figlio e di un compagno, della ricerca di lavoro che coinvolse anche qualche politico a partire dal 2017, un appartamento affittato con la garanzia del cardinale e rate non pagate dello stesso, con la società immobiliare che chiede spiegazioni in Vaticano. E poi sono emersi in queste settimane dei rapporti – chissà se veri o millantati – con persone non propriamente specchiate: intermediari, faccendieri, forse massoni, e chi più ne ha più ne metta. Senza dimenticare almeno una società in Slovenia, forse di comodo, e acquisti di mobili tra cui ha colpito la fantasia dei giornalisti una poltrona Frau. Da notare che la Marogna, subito dopo la defenestrazione del cardinale Becciu non aveva lesinato interviste, dipingendosi appunto come una esperta consulente di alto valore.

Una maniera per evitare di finire nel tritacarne mediatico. Tentativo nobile, però non riuscito. In un’intervista al Corriere della Sera la Marogna ha sostenuto di «aver costruito una rete di relazioni in Africa e Medio Oriente per proteggere nunziature e missioni da rischi ambientali e da cellule terroristiche». Tuttavia non è chiaro l’uso di questi fondi e alcune fonti giornalistiche sostengono che siano stati usati anche per motivi personali (la poltrona…). Nell’intervista, alla domanda se potesse utilizzare i fondi anche in chiave personale, per scopi riservati la Marogna ha risposto: «Sì, potevo farlo». La storia comunque presenta tratti tipici. Vediamo un po’. Prima di tutto le informazioni arrivate ai giornali vengono certamente dalla Santa Sede e quindi fanno probabilmente parte di una orchestrazione con qualche secondo fine.

Capiremo di più nell’immediato futuro. Un altro aspetto riguarda la gestione difficoltosa del denaro da parte di alti prelati. In vicende come queste ritornano ciclicamente esperti che si presentano come tali e non lo sono così tanto, insieme a un uso disinvolto dei fondi, senza chiedere risultati e rendicontazioni. E qui infatti troviamo forse un risvolto positivo di tutta la storia. Cioè ora, forse, finalmente, si potrà cercare di mettere ordine nell’universo della moneta elettronica e cartacea che gravita Oltre Tevere. Mons. Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio (Apsa) del Vaticano – l’ente che amministra i beni mobili e non solo – ha puntualizzato la questione, pesando bene le parole, parlando al Corriere della Sera.

«Premesso che non possiamo cancellare il peccato originale, stiamo facendo tutto quanto è umanamente possibile, dietro forte impulso del Papa, per creare le condizioni perché cose del genere non si ripetano». Il Papa ha nominato una Commissione materie riservate che «dovrà decidere di volta in volta se concedere il segreto di Stato agli atti in materia giuridica o economica dei dicasteri, compresa la Segreteria di Stato», spiega monsignor Galantino. E così finisce l’era dell’autonomia amministrativa anche della Segreteria di stato e a quanto pare non ci saranno più fondi riservati. Inoltre si attueranno misure «per rendere più razionale l’amministrazione e più tracciabili tutte le operazioni». Infine il presidente dell’Apsa fa notare che «è mortificante prendere atto di certe manchevolezze, ma sono cose che vengono da lontano e adesso siamo incoraggiati dai passi che stiamo facendo, dalla trasparenza che ha voluto Papa Francesco sulla base di quanto Benedetto XVI aveva iniziato. Le cose stanno cambiando». Speriamo. E come dice la nota canzone di De André, “Cominciò con la luna sul posto/ E finì con un fiume di inchiostro/È una storia un poco scontata. È una storia sbagliata”.