“La curva dei contagi di sabato ha imposto un nuovo corpus delle misure restrittive da adottare anche prima di mercoledì 4 novembre”. È l’annuncio che arriva dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso dell’intervento nell’aula di Montecitorio sul punto della situazione epidemiologica nel Paese per l’emergenza Coronavirus.

Il premier ha ribadito che “il quadro epidemiologico nazionale ed europeo appare particolarmente critico: la pandemia corre inesorabilmente e impetuosamente in tutto il continente. Nelle ultime settimane l’incremento di casi Covid è stato di 150 contagi per ogni 100 mila abitanti ed anche nel nostro Paese la situazione è in peggioramento”. Anche per questo Conte ha precisato che l’esecutivo, per il nuovo Dpcm, terrà conto delle osservazioni e dei rilievi che emergeranno dal dibattito alla Camere e al Senato.

Da Conte è arrivato infatti un appello alle opposizioni: “Ho prospettato ai leader delle opposizione un tavolo di confronto con il governo. al momento – ha spiegato il premier in Aula – questa proposta è stata rifiutata, se ci sono ripensamenti posso confermare che la proposta è immutata e non sottende confusione di ruoli”.

TRE SCENARI DI RISCHIO – Un Dpcm che prevede la creazione di tre scenari o fasce di rischio, con misure specifiche e via via più restrittive, con l’inserimento di una Regione  in base a ordinanze del ministero della Salute. Il premier ha infatti sottolineato la necessità di  introdurre un regime di restrizioni differenziato a seconda della criticità delle Regioni: non quindi il regime di lockdown generalizzato introdotto a marzo, ma un piano che preveda differenze a seconda del tasso di contagio Rt dei diversi territori e di altri 20 parametri tecnico-scientifici.

Conte ha quindi sottolineato che “ci sono specifiche criticità in Regioni e Province autonome. L’Rt nazionale è a 1,7 ma in alcune Regioni ovviamente il dato è superiore. Esiste un’altra probabilità che 15 Regioni superino le soglie critiche nelle aree delle terapie intensive e delle aree mediche nel prossimo mese.

LE MISURE NAZIONALI – A livello nazionale sarà disposta la chiusura nei giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali per la “maggiora attrattività” che suscitano nei week end, ad eccezione di negozi alimentari parafarmacie e farmacie ed edicole dentro i centri. Chiuderanno anche “musei e mostre”, con riduzione al 50% della capienza dei mezzi pubblici locali, con limiti a spostamenti da e verso regioni con elevato coefficiente di rischio, salvo comprovate esigenze lavorative, di salute o necessità.

Limiti ai movimenti delle persone nelle fasce serali (Conte non ha specificato l’orario, ndr), con scuole secondarie di secondo grado (ovvero licei e scuole superiori) che passeranno alla Didattica a distanza al 100% “sperando che sia una misura temporanea”. Ulteriori misure restrittive per le regioni a rischio più elevato saranno approvate “in base al coefficiente di rischio”.

GLI INTERVENTI ECONOMICI – Conte ha promesso nel suo intervento che l’esecutivo farà “tutti gli sforzi finanziari che servono per costituire elementi di stabilità e certezza per il mondo del lavoro”. Pur avendo rimarcato il varo del Decreto Ristori e l’estensione del blocco dei licenziamenti fino a fine marzo, il premier si è detto “consapevole della frustrazione e del senso di smarrimento e anche della rabbia che si sta manifestando in questi giorni. E siamo anche coscienti delle ripercussioni sull’attività economica, la produzione ma non ci può essere dilemma nella difesa della salute e la tutela dell’economia, più piegheremo i contagi più allenteremo le restrizioni. I numeri macro economici non di dicono nulla del disagio sociale ma il risultato è straordinario. Ai cittadini va la nostra gratitudine”.