Potrebbe slittare a martedì 3 novembre la firma del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). Il premier Giuseppe Conte e i suoi ministri stanno lavorando da sabato alle nuove misure restrittive per fronteggiare l’emergenza coronavirus ma nella giornata di oggi, domenica primo novembre, non è andato tutto liscio.

Non si è raggiunto al momento un accordo con le Regioni che, tranne qualche eccezione (Veneto e Liguria soprattutto), chiedono restrizioni uniformi per tutto il territorio nazionale. L’esatto contrario di quello che il governo, o almeno il presidente del Consiglio, aveva in mente con chiusure mirate in alcuni territori sulla base delle indicazioni del Cts e dell’Isitituto Superiore di Sanità.

Non solo, perché durante il vertice mattutino con i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, dai governatori sono arrivate altre proposte ancora più stringenti di quelle avanzate dall’esecutivo, come misure restrittive per gli over 70 (una fascia d’età che le varie analisi della pandemia hanno iscritto tra quelle maggiormente a rischio in caso di contagio) e il ‘coprifuoco‘, o meglio la chiusura anticipata alle 18 di tutte le attività produttive.

LO SLITTAMENTO – Non solo il mancato accordo con le Regioni. Considerati i tempi del dibattito in Parlamento (domani alle 12 c’è la discussione alla Camera, quella al Senato con il voto annesso sulle comunicazioni del premier inizia alle 17 e potrebbe finire tardi), più la complessità e la delicatezza della trattativa, potrebbero far slittare il ‘varo definitivo’ al giorno successivo.

LA LINEA DEL GOVERNO – Misure più restrittive sulla base della diffusione territoriale del Covid e non provvedimenti nazionali, uguali per tutte le zone. Questa la linea del Governo dopo la riunione di oggi a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i capidelegazione della maggioranza e anche i capigruppo.

LE RESTRIZIONI IPOTIZZATE – Chiusura dei confini tra le Regioni per provare a rallentare la corsa del virus (se non per comprovate esigenze: motivi di lavoro, salute o emergenze, da provare con una autocertificazione); chiusura dei centri commerciali durante il fine settimana; richiesta alle Regioni con gli indici di contagio più elevati di indicare una serie di “zone rosse” locali e di attività da limitare; stop ai corner giochi nei bar e nelle tabaccherie per evitare assembramenti.

Non sembra essere stata presa in considerazione la proposta di limitare gli spostamenti degli over 70, avanzata da Lombardia, Piemonte e Liguria, nel corso del vertice con i ministri Boccia e Speranza.

Mentre quella di un coprifuoco nazionale alle 18 (con possibilità di introdurre l’autocertificazione), suggerita sempre dalle Regioni, potrebbe essere accolta.

SCUOLA – Secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza, l’ipotesi di Dpcm a cui sta lavorando il governo prevede, per le regioni a rischio, lezioni in presenza per elementari e studenti di prima media, con prescrizione di indossare la mascherina sempre. Invece, per seconda e terza media, oltre alle superiori, didattica a distanza.

“Nell’ultimo Dpcm c’è una norma che consente ai presidenti di Regione di prevedere misure più stringenti, due presidenti hanno fatto la scelta di chiudere le scuole e questo si può discutere, se è recessiva o meno, credo siano state assunte per il bene dei cittadini. Anche in queste ore stiamo ragionando sulla scuola, perché nessuno vuole chiuderla”. Lo dice il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a ‘Che tempo che fa’.

SMART WORKING –  L’ipotesi di Dpcm a cui sta lavorando il governo prevede, per le regioni a rischio, è di applicare per intero lo smart working nella Pubblica amministrazione, salvo per i servizi pubblici essenziali.

MUSEI CHIUSI – Dopo teatri e cinema, arriva anche lo stop ai musei con il nuovo decreto.  Secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza, l’ipotesi di Dpcm a cui sta lavorando il governo prevede, per le regioni a rischio, la chiusura anche dei musei.

LE REGIONI A RISCHIO – Secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza, il governo sta lavorando al nuovo Dpcm tenendo in considerazione le situazioni più critiche sul territorio. In particolare monitorando l’indice di contagio Rt, intervenendo sulle zone dove viene superata la soglia di 1,5. Lo schema di lavoro su cui si starebbe basando l’esecutivo – spiegano ancora le fonti – vedono tre Regioni a rischio definito ‘Alto’: si tratta di Lombardia (Rt a 2,01), Piemonte (1,99) e Calabria (1,84). Queste rientrerebbero nello ‘Scenario 4’ tracciato quest’estate dall’Iss. Lo steso in cui sono inserite anche zone con rischio ‘Moderato’, come Molise (Rt 2,01), Bolzano (1,92), Emilia Romagna (1,6) e Trento (1,56).

Nello ‘Scenario 3’, invece, figurano come territori a rischio ‘Alto’ la Puglia (Rt a 1,47), Sicilia (1,38), Toscana (1,19) e Sicilia (1,38). Il rischio è ‘Moderato’ in Friuli Venezia Giulia (1,47), Umbria (1,45), Lazio (1,43), Marche (1,35) e Campania (1,29). Non valutabili, poi, Veneto (Rt 1,47) e Liguria (1,35). Nello ‘Scenario 2’ rientra con rischio ‘Moderato’ la Sardegna (1,04), mentre non è valutabile l’Abruzzo (1,13). Infine, nello ‘Scenario 1’ ha rischio ‘Moderato’ la Valle d’Aosta (Rt 0,92), mentre non è valutabile la Basilicata (0,83).

 

L’ALLARME DELL’ISS – Stando all’ultimo report dell’Iss, relativo al periodo 19-25 ottobre,  l’indice di trasmissibilità Rt calcolato sui casi sintomatici di coronavirus è pari a 1,70, con undici regioni classificate a rischio elevato (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto) di una trasmissione non controllata del virus.

Altre otto regioni sono classificate a rischio moderato con elevata possibilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Umbria e nelle Province autonome di Bolzano e Trento. Ma il presidente dell’ISS Brusaferro ha anche confermato che la situazione nazionale “è compatibile con lo scenario 3 verso lo scenario 4”, con alcuni “contesti regionali in cui è importante fare una valutazione di intervento urgente e mirato”.

Ultimatum dalla comunità scientifica: “Stiamo inseguendo il virus da 15 giorni, occorrono chiusure, anche differenziate in base ai contagi”.

Giovanni Pisano