A 31 anni dall’omicidio di Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, freddati da due sicari, ancora senza nome, il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini, potrebbe arrivare finalmente una svolta giudiziaria, attesa con impazienza dal padre Vincenzo.

La procura generale di Palermo, diretta da Roberto Scarpinato, ha chiesto il rinvio a giudizio per i boss tonino Madonia e Gaetano Scotto, il capo mandamento di Resuttana e il boss dell’Arenella, accusati di essere i mandanti dell’omicidio del poliziotto e della moglie incinta. Rinvio a giudizio anche per Francesco Paolo Rizzuto, vicino di casa di Nino Agostino accusato di aver aiutato i sicari e indagato per favoreggiamento aggravato.

La notifica agli indagati è arrivata questa mattina, con l’udienza preliminare davanti al gup il 10 settembre.

Scotto, considerato da molti collaboratori di giustizia l’anello di collegamento tra mafia e servizi segreti, ha sempre negato di appartenere alla mafia e di avere avuto un ruolo nel delitto del poliziotto palermitano. Secondo quanto emerso dalle indagini finora effettuate, Agostino sarebbe stato impegnato nella ricerca dei latitanti e probabilmente indagava sul fallito attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone. Dopo l’omicidio, per il quale il capo della Mobile Arnaldo La Barbera batté la pista passionale, il secondo tentativo di depistaggio proseguì quando furono fatte sparire le carte di Agostino che il poliziotto conservava nell’armadio di casa sua. Il padre, Vincenzo, ha sempre raccontato che “mio figlio nel portafogli portava un biglietto in cui era scritto di andare a cercare dentro il suo armadio nel caso in cui gli fosse successo qualcosa”. Gli appunti, però, sparirono.

Nella sua casa di Altofonte ad arrivare per primo fu un poliziotto, Guido Paolilli, che, parlando con il figlio, inconsapevole di essere intercettato, ammise, di avere fatto “sparire una freca di carte”. Indagato per favoreggiamento, la sua posizione è stata archiviata per prescrizione. A Paolilli, però, Vincenzo Agostino ha chiesto un risarcimento di 50mila euro.

Alle numerose anomalie investigative che hanno allontanato la verità si è aggiunto anche altro: Vincenzo Agostino ha dovuto fare i conti, in un confronto all’americana, con Giovanni Aiello, ex agente di polizia ritenuto vicino ai servizi segreti e conosciuto anche come “faccia da mostro” per una cicatrice sul volto. Morto nel 2017, Aiello era tra gli indagati del delitto Agostino. Secondo l’accusa avrebbe aiutato i due presunti killer, Madonia e Scotto, a fuggire. Vincenzo Agostino, durante il confronto nell’aula bunker dell’Ucciardone, lo aveva riconosciuto tra le lacrime e le urla di dolore come l’uomo che, una settimana prima dell’omicidio, si era presentato a casa sua per chiedere del figlio. Adesso un nuovo processo rinfocola le speranze: “Aspetto giustizia da trentuno anni – dichiara Vincenzo Agostino – nonostante tutto ho ancora fiducia nello Stato. Spero di tagliare presto la mia barba”.