L’Associazione nazionale magistrati conferma l’espulsione del pm Luca Palamara dal sindacato delle toghe, per gravi violazioni etiche. Erano 130 gli accreditati, 113 i votanti, dei quali 111 hanno votato per la conferma dell’espulsione contro cui il pm aveva presentato ricorso. Un voto contrario e una scheda bianca.

“Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa ed imparziale ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione. Auguro buon lavoro all’Anm nell’auspicio che torni ad essere la casa di tutti i magistrati”. Così Luca Palamara ha commentato a caldo la decisione dell’Anm di espellerlo.

Palamara, è accusato di aver tramato per screditare l’allora procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ed il suo aggiunto Paolo Ielo, e di aver cercato di influenzare le nomine di alcuni uffici giudiziari, incontrando a maggio del 2019 in un albergo i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti e cinque consiglieri del Csm.

Il suo ricorso contro la decisione presa a luglio è stato vano, così come le parole di autodifesa che stamane ha rivolto all’assemblea: “Non ho mai venduto la mia funzione, sono stato travolto ma non mi sento moralmente indegno”. È la prima volta, nella storia del sindacato delle toghe, che un magistrato che ne è stato presidente viene espulso.

L’assemblea dell’Anm convocata oggi con, al primo punto proprio il ricorso del pm di Roma contro la sua espulsione deliberata dal direttivo nello scorso luglio, ha preso una posizione netta a favore della massima sanzione per Palamara, il quale aveva anche sollecitato di rinviare il voto, in attesa che la disciplinare del Csm, davanti alla quale è sotto procedimento, sciolga la riserva sull’utilizzabilità delle intercettazioni agli atti di Perugia. “Chiedo di essere giudicato serenamente e chiedo a tutti di leggere gli atti”, ha detto all’assemblea, la quale, però, si è subito opposta a qualsiasi slittamento.