Adriano non posso non iniziare dalla vittoria dell’Italia in Coppa Davis. Che momento è per il tennis italiano, cosa rappresenta questa vittoria, si può ancora migliorare?

Dopo 47 anni finalmente l’abbiamo riportata in Italia. È una svolta storica. Probabilmente questa vittoria sarà un volano per il movimento del tennis, come è avvenuto negli anni ‘70 con la nostra in Cile e con le vittorie individuali. È un movimento che già gode di ottima salute ma, sicuramente, Sinner e compagni saranno un ulteriore stimolo per far praticare il tennis a ai nostri giovani. Sono tanti anni che il nostro tennis non stava così bene, negli ultimi periodi abbiamo avuto grandi risultati dai giocatori. A parte Sinner, abbiamo avuto Berrettini in finale a Wimbledon che ha giocato nei primi dieci, prima avevamo Fognini che era molto forte e che come talento puro forse era il migliore, ma anche Musetti, Sonego, Arnaldi… credo davvero che sia un momento d’oro per il tennis italiano. Poi con queste performance di Sinner c’è stato un momento di grande attenzione per il tennis in Italia, prendi la finale delle Atp, ad esempio, che ha fatto quasi 7 milioni di audience in tv, non succedeva da decenni. Per cui da migliorare c’è poco, siamo già l’eccellenza.

Sinner ha ricevuto i complimenti di un campione indiscusso come Alberto Tomba. In qualche modo mi sembra una sorta di investitura nel club degli sportivi più amati dagli italiani, come Valentino Rossi, Pantani, la Pellegrini… dove può arrivare secondo te?

Intanto è già arrivato molto avanti, è nei primi quattro del mondo per cui può solamente migliorare. Io penso che lui abbia tutte le qualità per diventare numero uno, poi se ci arriva l’anno prossimo o fra due, tre anni ormai è lì, è tra i papabili diciamo. Poi in questo momento Djokovic è come se fosse Highlander, ma dovrà smettere anche lui. Credo che nei prossimi anni Sinner se la giocherà con Alcaraz, Rune e Shelton, quest’americano emergente che secondo me è molto forte, sono quattro giovani di grande talento che penso avranno il predominio dei tornei internazionali, sicuramente.

Se di Sinner possiamo dire che oggi abbia fatto un salto di qualità con ampi margini di miglioramento, la situazione di Matteo Berrettini è un po’ diversa. Ha avuto diversi infortuni e attraversa da un po’ uno stato di crisi dovuto ad una forma fisica non ottimale. Ho letto battutine ridicole sulla coincidenza tra il momento no e la sua relazione sentimentale con la Satta. Siccome tu Adriano nella tua carriera ti sei sempre vissuto la vita come meglio credevi, se potessi dargli un consiglio nella gestione del gossip cosa gli diresti?

Secondo me lui non fa niente di particolare, che torto è quello di avere una bella e conosciuta ragazza? Non credo ci sia niente di male. Per quale motivo bisogna pensare – non certamente te, ti conosco – che una bella ragazza famosa possa far male e invece la classica studentessa sia meno pericolosa? Intanto le donne non hanno mai fatto male a nessuno.

Anzi diciamo che di questi tempi in troppi fanno male alle donne.

Bè sì, quella tragedia lì, ogni giorno c’è una tragedia… Credo che lui debba fare la sua vita, non devo dargli nessun consiglio, so che stanno molto bene insieme per cui vivono questa loro storia in maniera tranquilla, è normale che siano un po’ sotto i riflettori ma questo viene da sé. Lui i problemi non ce li ha certamente per il suo rapporto sentimentale con la Satta, purtroppo ha avuto vari tipi di infortuni perché ha un gioco che si presta, gioca in una maniera molto strappata, molto violenta. Probabilmente ha qualche parte del corpo più fragile, tipo le caviglie o gli addominali. Quando inizi a farti male più di una volta sullo stesso punto poi è difficile recuperare. Lui comunque ha 27 anni, è nel pieno della forza, non so se tu te lo ricordi quando avevi 27 anni, io ormai ho ricordi sfuocati… forse è il momento migliore di maturità psicofisica.

 

 

Adesso faccio la domanda dello stupido
A te riesce difficile esserlo…

No no te la faccio: esiste un tennista in attività o del passato, più o meno recente, che ti assomiglia o a cui tu avresti voluto invece assomigliare?

È talmente cambiato il tennis che non credo ci sia nessuno che possa assomigliarmi o tantomeno a cui possa assomigliare, perché giocano in maniera talmente diversa, il modo di colpire la palla…

Forse ai tempi tuoi non c’era nemmeno il rovescio a due mani o forse sì.

Beh sì, c’era Connors, c’era Borg, gente molto forte che giocava il rovescio a due mani. Ma non è tanto questo, sono cambiate le racchette, le metodologie di allenamento, l’alimentazione, la cura del proprio fisico, è il professionismo ormai portato all’estremo. Oggi i giocatori più forti girano con un team di persone, dal preparatore atletico al fisioterapista, dal nutrizionista al mental coach, cose per noi abbastanza sconosciute. Quando andavo a giocare a Parigi o in Australia andavo da solo, mi compravo il biglietto aereo.

Noi ci conosciamo dai tempi di Rutelli sindaco, quando ero capo di gabinetto del comune e tu consigliere comunale. Sono passati tanti anni, la politica è molto cambiata. In questo momento qual è il tuo approccio, il tuo sentimento generale verso Roma? Sei ancora coinvolto, interessato, c’è qualcosa che non ti piace più o ti piace meno, ci sono figure pubbliche che apprezzi particolarmente?

Forse non lo sai, o forse sì, ma io non vivo più a Roma, ci vado più o meno una volta al mese per un paio di giorni. Roma è sempre la solita, che vuoi che cambi? Roma è eterna, ha i suoi difetti e i suoi pregi. È probabilmente la città più bella del mondo e forse, tu lo sai perché hai avuto ruoli importanti, è una delle città più difficili da amministrare. Intanto poca gente sa quant’è grande. Io sono stato anche assessore alla provincia di Roma, una provincia che ha cento comuni ed è la più grande d’Europa, per dire la provincia di Parigi e più piccola. Quando feci la campagna elettorale non ho fatto in tempo a visitare tutto, e poi è complicata. È un bel casino. Ad esempio Francesco secondo me ha fatto bene, anche Walter. Avevano entrambi molta esperienza, mentre Marino, Alemanno, la Raggi non avevano tanta dimestichezza con la parte amministrativa. Poi la politica è un po’ una scuola, è cambiata. Adesso l’ultimo arrivato diventa senatore, deputato, se non ministro…

Un po’ di formazione non farebbe male anche in politica.

Ma come in tutte le cose. Non è che uno arriva in ospedale e fa subito il primario. Oggi sento tante persone improvvisate, sai a me non interessa più, sono completamente disincantato, ho perso anche quella voglia di incazzarmi. Non mi incazzo nemmeno più.

Possiamo sperare che anche per la politica arrivi il momento d’oro come sta avvenendo per il tennis?

Ci vorrebbe un Sinner, tu lo vedi in giro? Non mi riferisco a Roma, dico anche per l’Italia…

Sono troppo di parte, io l’ho visto.

Ma lo so, ti ho fatto una provocazione! Però tornando a Roma la gente non capisce quanto è tutto complicato, dalla burocrazia, da un certo tipo di lassismo.

E un po’ sono anche i romani a contribuire.

Sai i romani li conosciamo. Quel cinismo meraviglioso alla Alberto Sordi, per cui si incazzano e poi alla fine non gliene frega niente. C’è questo disincanto splendido, già solo le facce dei romani fanno ridere.