«Ribadire la centralità della dimensione dell’ecologia integrale nella vita di tutti noi e trovare modalità concrete per viverla e declinarla a partire dalle esigenze della cura della nostra casa comune e di coloro che la abitano, specialmente se si trovano nelle situazioni più disagiate e vulnerabili». È l’obiettivo del documento dal titolo In cammino per la cura della casa comune – elaborato dal “Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale” e presentato ieri nella sala stampa vaticana. Il testo, a cinque anni dalla pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’, elenca una serie di «proposte operative» sull’ecologia integrale. Ed alle varie Conferenze episcopali, nel mondo, affida il compito di «dare il buon esempio» mettendo in atto «patiche coerenti» con l’enciclica ecologista e ambientalista di Papa Francesco.

Si parla di «iniziative di educazione e di formazione all’ecologia integrale, di raccolta differenziata e smaltimento dei rifiuti, di utilizzo di mezzi di trasporto meno inquinanti, di consumo critico e circolare, di migliori sistemi di isolamento per gli edifici, di efficientamento energetico, di investimento etico, di abolizione della plastica usa-e-getta, di cura degli spazi verdi». Tutti ambiti, questi, nei quali può dare «un contributo significativo anche la Chiesa Cattolica, con le sue diverse istituzioni: parrocchie, scuole, università, ospedali».

«In questo tempo difficile, che sarà destinato a cambiare non poco le società in cui viviamo siamo chiamati ad aver cura gli uni degli altri, a non chiuderci nell’egoismo, a promuovere e difendere la vita umana dal suo sorgere fino al suo naturale compimento, ad offrire cure mediche adeguate per tutti, ad alimentare la solidarietà internazionale, a combattere la cultura dello scarto, a studiare, costruire insieme nuovi sistemi economici e finanziari più equi, a impegnarci per il dialogo, la pace, il rifiuto della violenza e della guerra».

Tutto è connesso, è uno degli slogan della Laudato si’: «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale». Da notare, tra i diversi interventi in conferenza stampa, quello del vescovo Vérgez Alzaga, segretario generale del Governatorato – l’ente che gestisce lo Stato vaticano – che ha elencato le iniziative messe in atto nei 44 ettari della Città del Vaticano: dall’eliminazione dei pesticidi per la cura dei giardini («uno dei polmoni verdi di Roma») al fotovoltaico, per una cittadella cattolica green.

Le iniziative presentate si inscrivono nell’impegno messo in campo in questo anno 2020-2021, per celebrare i cinque anni dall’Enciclica con convegni, manifestazioni, piani di investimento. La visione verde di Papa Francesco rientra nella linea di azione della Bioetica Globale: una visione rinnovata per cui la Chiesa è impegnata a promuovere e tutelare la vita umana ma soprattutto la qualità della vita in tutte le fasi dell’esistenza.

È un allargamento della «tradizionale» idea di tutela dal concepimento alla morte naturale – difficili da definire esattamente a causa del progresso della medicina e delle tecniche di rianimazione e procreazione – a tutte le dimensioni dell’esistenza. La Bioetica Globale della Laudato Si’ punta anche sull’ambiente: ognuno di noi ha a disposizione una sola vita da vivere ed un solo pianeta. Da qui l’impegno della Chiesa – prosecuzione naturale della Dottrina Sociale – e che spiega i contrasti tra papa Francesco e le lobbies industriali e il mondo cattolico conservatore a loro sostegno (Usa e America Latina) che sostengono lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Mentre sostenibilità, economia circolare e riuso sono le parole d’ordine della Chiesa, come ha voluto dimostrare a ottobre 2019 il Sinodo dedicato all’Amazzonia, che ha fruttato al papa accuse di sincretismo religioso per la valorizzazione della spiritualità tradizionale delle popolazioni indigene.

In realtà il vero conflitto è di natura ambientale, come la crisi del Coronavirus ha dimostrato, facendo avanzare la deforestazione e la mancata tutela sanitaria degli indios. Il documento presentato ieri ribadisce la necessità di «promuovere un’attenta riflessione sul significato dell’opzione preferenziale per i poveri nel contesto dell’ecologia integrale» per «valorizzare l’intrinseco legame tra difesa del creato e difesa dei poveri, laddove i poveri sono anche gli embrioni, i piccoli, gli ammalati, le persone sole e gli anziani».

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).