Padre Antonio Spadaro, gesuita, direttore della prestigiosa e antica rivista La Civiltà Cattolica, spiega in modo interessante, articolato, dettagliato, in che modo agisca la «spinta propulsiva» del pontificato di Papa Francesco. Intitolato «Il governo di Francesco» e con sottotitolo «è ancora attiva la spinta propulsiva del pontificato?», la risposta dell’articolo è un deciso «sì». Padre Spadaro illustra dal di dentro e da vicino in che modo il Papa intenda il «cambiamento» e dunque in che modo le sue intenzioni diventano sostanza. L’impostazione gesuita, coerente con l’idea di S. Ignazio di Loyola, punta sul «riformare le persone dal di dentro». In questo modo «la riforma è un processo davvero spirituale, che cambia – ora lentamente ora velocemente – anche le forme, quelle che chiamiamo “strutture”. (…) Quindi il puntare alla conversione non è un pio riferimento spirituale inefficace, ma un atto di governo radicale» e chi volesse vedere «nel pontificato di Francesco un’opposizione tra conversione spirituale, pastorale e strutturale, dimostrerebbe di non averne compreso il nucleo».

Secondo questa impostazione un progetto di riforma non è un’agenda di «cose» da realizzare; piuttosto un «processo» o un insieme di «processi» da avviare. Spiega ancora padre Spadaro: «Il pontificato bergogliano e la sua volontà di riforma non sono e non saranno solamente di ordine “amministrativo”, ma di avviamento e di accompagnamento di processi: alcuni rapidi e folgoranti, altri estremamente lenti. E mai cadono in quella forma di pragmatismo che identifica la riforma in sé con il documento che la vara». Fin qui un «riassunto» dell’ampio e interessante testo di padre Spadaro che va letto per intero in quanto autorevole interpretazione e chiarificazione di aspetti del pontificato di solito invisibili o che sfuggono.

Sarebbe però interessante, a corollario, poter porre alcune domande a padre Spadaro, per comprendere meglio proprio quelle articolazioni interne così importanti. Certamente Papa Francesco in molte occasioni ha spiegato che il cambiamento è prima di tutto interiore. Ed è un tema vero, anche psicologicamente parlando: le modifiche dei comportamenti, dei modi di pensare, non arrivano all’improvviso bensì sono frutto di un lavoro continuo soprattutto per eliminare quelle forme di pensiero «paratattico» – come dicono gli psicologi – che ci portano a ricadere negli stessi errori di valutazione di quando si interpretano situazioni di oggi alla luce di esperienze passate.

Ma è possibile una dinamica interiore di «cambiamento» senza una psicologia di aiuto o di sostegno? Papa Francesco – ad esempio – come ha fatto nel dicembre 2014 – parlando alla Curia ha indicato ed elencato dettagliatamente «15 malattie curiali» – dal sentirsi indispensabili alla schizofrenia nello stile di vita, passando per il disinteresse verso gli altri e all’attenzione solo su proprio potere. Ebbene ecco la domanda: tutti coloro che lo hanno ascoltato, avranno compreso la gravità dei comportamenti e se li hanno riconosciuti dentro loro stessi, hanno cambiato atteggiamento? Oppure se il cambiamento è di tipo interiore, in che rapporto si pone con la riforma in corso delle strutture della Curia che prevede un accorpamento dei dicasteri o uno snellimento o una revisione dei ruoli e delle funzioni?

E proseguendo su questo aspetto, possiamo chiederci: in che modo possono «funzionare» le concrete persone – uomini e donne – per i quali e per le quali il lavoro è appunto un «lavoro»? I dipendenti, i funzionari, gli impiegati, i laici uomini e donne toccati dall’accorpamento o suddivisione degli uffici, hanno espresso una propria opinione? Pur avendo un alto grado di consapevolezza ideale – essere al servizio del Papa e della Chiesa – hanno bisogno di uno stipendio alla fine del mese e possono avere dei responsabili di ufficio benvoluti oppure tirannici. Come fa un laico che lavora avendo come capo ufficio un sacerdote, a fargli comprendere un eventuale comportamento irritante, vessatorio, dominatore, ingiusto? In effetti l’articolazione del discorso di padre Spadaro funziona molto bene a partire dal presupposto che Papa Francesco si rivolge a sacerdoti, suore e frati, a vescovi e cardinali e anche a laici impegnati in parrocchia. Ma quando sacerdoti e laici lavorano insieme – quando i rapporti diventano rapporti di lavoro, come si deve procedere?

Di solito infatti è molto difficile avanzare critiche sui modelli organizzativi presenti nelle parrocchie e nelle strutture cattoliche e così si perde una possibilità di confronto e crescita. I conflitti lasciati senza risposta possono assai spesso diventare distruttivi e disgregativi. Ad esempio in un gruppo dove ci si abitua a non dire la verità (dalla famiglia al luogo di lavoro…), il conflitto sarà disgregante per il fatto di «vivere» la bugia in un contesto di rapporti fondati su un clima di autoinganno. Si evita il conflitto tuttavia le persone ne accumulano «a cascata» e si deteriora tutto l’insieme delle relazioni che si volevano proteggere.

Nelle organizzazioni si presentano di frequente situazioni di «doppio legame» per stroncare i tentativi di creare fiducia reciproca. Si provoca ira, si soffocano conflitti, si incoraggia un’atmosfera di falso consenso. Accade quando hai a che fare con un «capo» (sacerdote o laico che sia) che decide tutto da solo o al massimo con un piccolo gruppo di fedelissimi che diventano gli interpreti del suo pensiero e si occupano di gestire le attività, arrogandosi il compito di scegliere le persone in base a criteri forse poco trasparenti. Un altro modo piuttosto comune di creare legami disfunzionali, generatori di conflitti, consiste nell’attribuire responsabilità poco delineate, ambigue.

L’uso della psicologia sarà utile, altrimenti come incidere sui desideri nascosti e inconfessati di potere e predominio? Non basta chiedere il cambiamento, occorre impegnarsi attivamente con strumenti e risorse da investire nella formazione. Tanto nella Chiesa quanto in ogni ambito sociale, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie. È questa una nuova frontiera, tutta da scrivere, della Psicologia della religione.