Un nuovo capitolo della verifica amministrativa si è aperto in Vaticano e riguarda la Fabbrica di San Pietro, l’ente che si occupa della gestione della Basilica Vaticana e delle opere d’arte che contiene. La notizia viene da uno stringato comunicato reso noto ieri. «A seguito della recente promulgazione del Motu Proprio “Sulla trasparenza, controllo e concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”», il Papa «ha nominato “Commissario straordinario per la Fabbrica di San Pietro” il nunzio apostolico mons. Mario Giordana, affidandogli l’incarico di aggiornare gli Statuti, fare chiarezza sull’amministrazione e riorganizzare gli uffici amministrativo e tecnico della Fabbrica.

In questo delicato compito il Commissario sarà coadiuvato da una commissione», di cui al momento non si conoscono i nomi. «Tale scelta – prosegue il comunicato – segue anche una segnalazione proveniente dagli uffici del Revisore Generale, che ha portato all’acquisizione di documenti e apparati elettronici presso gli uffici tecnico e amministrativo della Fabbrica di San Pietro». E affinchè non ci siano dubbi sulla regolarità della procedura si specifica che la perquisizione «è stata autorizzata con decreto del Promotore di Giustizia del Tribunale e dell’Aggiunto, previa informativa alla Segreteria di Stato». La Fabbrica di San Pietro si occupa della Basilica di San Pietro in Vaticano, con tutto quello che comporta sul piano del restauro e del mantenimento. Nella forma attuale la Fabbrica esiste dal 1988 (riforma della Curia voluta da Giovanni Paolo II), quando assorbì le precedenti commissioni e congregazioni e dal 5 febbraio 2005 è presieduta dal cardinale Angelo Comastri, che opera in regime di proroga avendo già raggiunto l’età pensionabile. L’Ufficio Tecnico include gli addetti al personale e i responsabili della Necropoli Vaticana. Vi sono poi archivi e laboratori di studio e restauro per mosaici e arazzi.

Tra l’altro l’Archivio storico contiene migliaia di note, progetti, contratti, ricevute, corrispondenze (ad esempio fra Michelangelo e la Curia), che costituiscono una documentazione tutta particolare sui rapporti tra gli artisti rinascimentali e la committenza pontificia. La verifica amministrativa è attuata in base alla nuova normativa sulla trasparenza e sul controllo amministrativo e gestionale che risale all’1 giugno e ne sarà un banco di prova importante. Eloquente il fatto che l’annuncio è stato dato proprio all’indomani della importante festa dei Santi Pietro e Paolo. Una data simbolica, per un segnale che viene giudicato come un nuovo corso, dettato dalla necessità di fare chiarezza soprattutto in un’epoca di disagio economico che tocca anche la Santa Sede, i cui minori introiti vanno compensati con misure più rigorose per evitare perdite o sprechi non altrimenti giustificabili. Nella «lettera» di accompagnamento alla nuova normativa, papa Francesco aveva delineato il senso generale dei cambiamenti, ribadendo che «la diligenza del buon padre di famiglia è principio generale e di massimo rispetto, sulla base del quale tutti gli amministratori sono tenuti ad attendere alle loro funzioni». Tanto più in un’epoca in cui «l’economia mondiale e un’accresciuta interdipendenza hanno fatto emergere la possibilità di realizzare notevoli economie di spesa come effetto della operatività di molteplici offerenti di beni e di servizi.

Tali possibilità devono essere utilizzate soprattutto nella gestione dei beni pubblici, ove è ancor più sentita e urgente l’esigenza di un’amministrazione fedele e onesta, posto che in tale ambito l’amministratore è chiamato a farsi responsabile degli interessi di una comunità, che vanno ben oltre quelli individuali o facenti capo ad interessi particolari». Servono dunque «buone pratiche» soprattutto tenendo presenti «i principi fondamentali e le finalità proprie dell’ordinamento canonico e la peculiarità di quello dello Stato della Città del Vaticano». Alla Chiesa spetta a maggior ragione il compito di vigilare evitando sprechi e custodire un patrimonio artistico e religioso patrimonio di tutta l’umanità. Adesso spetta al 78enne ex Nunzio in Slovacchia, mons. Mario Giordana, trovare il bandolo della matassa e aggiornare gli Statuti della Fabbrica di San Pietro e riorganizzare gli uffici. Nel compito assegnato, è inscritto già anche un giudizio di inadeguatezza.