«Una persona che dice e fa cose di sinistra senza doversi dire tale? Papa Francesco. Le definizioni lasciano il tempo che trovano, ciò che conta è la visione che ispira un agire concreto». «Fare una cosa di sinistra? Requisire le caserme vuote per farne delle scuole». A sostenerlo, in questa intervista a Il Riformista, è il professor Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, una “coscienza critica” della sinistra che non ha mai avuto peli sulla lingua o interessi di bottega da coltivare. Una voce libera, cosa sempre più rara nell’Italia d’oggi. Professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), Tra i suoi libri, ricordiamo: Fermare l’odio (Laterza); Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano (Laterza); Il presente come storia. Perché il passato ci chiarisce le idee (Bur, Rizzoli).

Professor Canfora, in questi anni è come se si avesse paura di definirsi di sinistra, come se questo segnasse un tempo che fu, da archiviare. Ma di fronte alle sfide epocali del Terzo Millennio, sinistra è una idea spendibile e se sì, quale sinistra?
Potremmo dire che essendo la destra il contrario di sinistra c’è un bisogno urgentissimo di sinistra, questo va da sé. La destra al potere l’abbiamo sotto gli occhi. E fa spavento: dal Brasile agli Stati Uniti d’America, per non fare altri esempi. Quindi reagire urge. Il problema è che mentre il fascismo non ha mai disarmato, ha cambiato vestito, neanche pelle, al contrario il movimento comunista si è venuto via via sgretolando, ma più che altro per pentimenti interni, intimi. Questo è un processo che viene da lontano. Dopo di che ci sono altre forze che fanno una politica di sinistra, non si proclamano tali ma certamente lo sono.

Per esempio?
L’attuale Pontefice, papa Bergoglio, in lotta contro una parte del vertice della Chiesa cattolica, fa un lavoro di sinistra, un lavoro molto efficace avendo quelle leve in mano di carattere spirituale e di prestigio. Quindi anche un torvo nazionalista xenofobo come Salvini, pur avendo cercato di insultare il Papa qualche volta, però non osa una contrapposizione frontale. Ciò vuol dire, a mio avviso, che uno spazio per la sinistra c’è, speriamo che quel che resta del movimento operaio, sindacale, intellettuale se ne accorga.

Massimo Cacciari, su Il Riformista, ha accusato la sinistra, e in essa la sua forza maggioritaria, il Pd di essere affetta dal virus del “governismo”. È una diagnosi impietosa?
Sarei molto perplesso dinanzi a questa risposta, per una serie di motivi. Innanzitutto il Pd non è affatto detto che sia una forza politica di sinistra, non lo dichiara. È un movimento più o meno di centro, con figure nobili e meno nobili. Hanno tolto la parola sinistra via via dalla loro ragione sociale, quindi a rigore è un po’ forzargli la mano, dire voi siete di sinistra. Giorni fa, mi accadeva di ascoltare il ministro Gualtieri intervistato dalla Gruber, la quale gli ha chiesto, dopo una serie di domande, ma lei è di sinistra? E lui è rimasto un po’ perplesso, e poi ha detto sì, sì. Vuol dire che la domanda lo ha colto di sorpresa, e la cosa non mi sorprende. Il “governismo”, a parte che è un termine un po’ sommario, perché andare al Governo, cioè dirigere il Paese è l’obiettivo di qualunque forza politica. Non vedo il peccato mortale di essere “governista”. Se per “governista” s’intende che cosa? Di voler restare al Governo a qualunque costo? Ma il costo è presto detto qual è: il consenso elettorale quando c’è, quando non c’è uno può avere pure il desiderio di andare sulla luna ma resta a casa sua. La questione andrebbe impostata meglio. Soprattutto c’è questa ambiguità che pesa, e non poco, sulla nostra vita politica, e cioè da quando Occhetto sciolse il Pci, abbiamo un popolo di persone oneste, a suo tempo numericamente molto consistente, privo di una dirigenza politica che parli un linguaggio di sinistra.

A proposito di Occhetto. Ciò di cui si avverte il bisogno, ha rimarcato in una intervista a questo giornale, è, cito testualmente, «una sinistra che non nasce mettendo assieme i cocci del passato, ritornando al balletto, a cui assistiamo negli ultimi tempi, di fusioni e scissioni a freddo di apparati, che sono avvenute sia nella sinistra moderata e sia nella sinistra alternativa, bensì mi sembra necessaria una costituente delle idee…».
Già Platone mi pare che avesse qualche idea in tal senso. Non se ne dolga Occhetto, ma la sua non mi pare essere una proposta nuovissima. Non so bene cosa significhi questa raffica di parole: fusioni a freddo, non a freddo, certo sono state abbastanza deludenti: basti pensare alla nascita del Partito democratico, mentre ancora era al Governo Romano Prodi, gli hanno sfilato la sua maggioranza di sotto alla seggiola, nel mentre che fondevano il Pds e la Margherita, quindi cambiava il quadro politico, e dopo un po’ Prodi si dimise. Ma il tutto avveniva tra dieci persone da una parte e quindici dall’altra. Mentre si farnetica su questo tipo di problematiche, che sono da salotto, cioè riguardano delle élite ristrette, essenzialmente gravitanti su alcuni quartieri di Roma, c’è un’altra realtà, che è quella più inquietante, e cioè il fatto che questi partiti derivati da formazioni politiche un tempo di sinistra, hanno deciso, in solitudine, che il vangelo è l’Europa, e quindi il peccato mortale è criticare questa baracca. europea. Col che hanno dato il colpo di grazia a qualunque possibilità di avere consenso nelle masse, alle quali l’Europa non dice altro che la perdita del valore reale del salario dopo l’entrata in vigore dell’euro, che ha dimezzato il salario di netto. Nessuna Confindustria, neanche Bonomi, potrebbe sperare di fare un colpaccio del genere, che fu fatto nello spazio di un mattino con l’eleganza di non mettere a referendum nulla di quelle decisioni, tutte di vertice. Ora, come fai a mobilitare le masse per l’unico credo che dichiari di avere, vale a dire un fumoso, privo di contenuti concreti, europeismo. È ovvio che così concedi una prateria ad una destra cosiddetta populista, termine stupido peraltro. Una destra che parla al popolo, come hanno fatto Mussolini e Hitler, i quali hanno cercato il consenso delle masse: i disoccupati di Weimar eccetera, e quindi hanno davanti a sé un successo assicurato. La gente ha bisogno di risposte che stanno dentro il perimetro delle decisioni possibili, cioè del Paese, della nazione, non delle chiacchiere che si fanno a Bruxelles, da un Parlamento europeo che non ha nessun potere decisionale e una Commissione europea onnipotente, non elettiva, che ci può dettar legge senza contraddittorio. Come vuoi sperare che ti vengano dietro, coloro che un tempo votavano a sinistra”.

Mario Tronti ha sostenuto su questo giornale: «Gli intellettuali di sinistra, invece di firmare appelli a sostegno del governo Conte, si mettano a riflettere e a ragionare su questo punto: come è potuto accadere, che cosa è successo in questo povero nostro paese per ritrovarci con un primo ministro nella figura dell’uomo qualunque che si chiama Giuseppe Conte… Questo è il problema». Lo è anche per lei?
Mi pare un quesito nobile ma svincolato dalla realtà. Nessuno di noi è pronto a schierarsi per il contismo-leninismo, che non è stato ancora inventato. Però nella situazione hic et nunc, hai da parte quest’uomo che tiene in piedi con nastro adesivo un Governo che fa da argine ad un esecutivo a guida Salvini-Meloni. Dopo di che tutto il coro giornalistico, lavora per il re di Prussia. Va benissimo, però sarebbe meglio dirlo chiaramente. È giusto criticare l’incapacità di ministri. Per esempio: il problema della scuola. Poco fa ascoltavo il giornale radio che diceva che la brava ma abbastanza inesperta ministra Azzolina ha lanciato l’idea di tornare a scuola, facendo insorgere i presidi! I presidi che sono stati proclamati manager con stipendio potenziato, perché dovevano essere capaci di risolvere i problemi concreti. Adesso si mettono in ginocchio e vogliono che dall’alto gli arrivi una soluzione! Non osano neanche proporre il doppio turno, perché sanno che poi ci sarà la reazione corporativa. E a protestare ulteriormente sono poi le Regioni. Io vorrei capire cosa diavolo c’entrano le Regioni con l’apertura dell’anno scolastico. L’unica cosa che non si dice, che io vado sostenendo da tempo, purtroppo inutilmente, è che noi abbiamo un Paese pieno di caserme vuote, da quando non c’è più la coscrizione obbligatoria, ma il demanio militare non si tocca. Anziché dire: riflettiamo sulle cause profonde per cui siamo arrivati al Governo Conte, che poi non sono così profonde ma immediate, rimbocchiamoci le maniche e lottiamo per alcune proposte concrete minime. Siamo su un giornale che si chiama Il Riformista. Io ho grande simpatia per i riformisti, quando fanno le riforme, però. Una delle quali è questa: è uno scandalo questo demanio militare intangibile e le scuole senza spazio o fatiscenti. E ciò avviene perché i militari sono una casta potente. Che si trasformino quelle caserme vuote in scuole: ecco una cosa di sinistra. E di sinistra è anche evitare che le persone più fragili scivolino verso l’esclusione dal diritto alla cura, perdendo la possibilità di provvedere alla propria salute e di farsi assistere.  Un altro esempio di una cosa di sinistra? Eccolo: abolire quella vergogna dei decreti sicurezza, in particolare quello Bis. L’ho detto quando fu votato e lo ripeto ora: quella robaccia non solo fa ribrezzo, è anche in contrasto con la Costituzione. Quindi è illegale.

Tutti ripetono che dopo la crisi pandemica, nulla sarà più come prima. Ma non c’è il rischio che questo “nulla” si trasformi in “peggio”?
È una frase priva di senso, che probabilmente non sarà più ripetuta quando si toccherà con mano che tutto è uguale a prima. Sono quelle formule retoriche di cui il nostro giornalismo trabocca. Certe volte mi viene di rimpiangere la durezza di Ždanov verso i giornalisti.