Tre anni e mezzo fa è stato introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati. Fin ora i contribuenti a partita iva in regime forfettario erano esonerati, ma dal primo luglio anche per questa categoria di lavoratori diventa obbligatoria la fatturazione elettronica. Non per tutti: dovranno emettere e-fattura solo coloro che nel 2021 hanno dichiarato redditi tra i 25 mila e i 65 mila euro. I contribuenti che hanno conseguito ricavi o compensi inferiori ai 25 mila hanno invece ancora 6 mesi, per loro l’obbligo scatta, infatti, dal 1° gennaio 2024. Esclusi dall’obbligo anche gli operatori del settore sanitario che, per i noti vincoli in materia di privacy posti dal Garante, non possono emettere fattura elettronica per le prestazioni professionali i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria e i piccoli produttori agricoli.

Come si fa la fattura elettronica

La fattura elettronica assolve agli stessi obblighi e alle stesse funzioni della vecchia fattura cartacea, ma per la sua stessa natura deve essere redatta con un Pp, tablet o con uno smartphone. Deve essere rigorosamente trasmessa in via elettronica al cliente in formato Xml (eXtensible Markup Language) tramite il Sistema di Interscambio (Sdl) predisposto dall’Agenzia delle Entrate per controllare la presenza dei dati obbligatori della fattura, l’indirizzo telematico, la correttezza della partita Iva e del codice fiscale del venditore e del compratore. Il modo più veloce per adempiere all’obbligo della fatturazione elettronica è dunque quello di dotarsi di un software specifico, capace di inviare le e-fatture a norma di legge permettendo una gestione del business interamente digitale. Alcuni sono gratuiti, come quello predisposto dall’Agenzia delle Entrate, altre piattaforme che offrono il servizio invece sono a pagamento.

La marca da bollo virtuale

La legge impone l’applicazione della marca da bollo da 2 euro per tutte le fatture emesse di importo superiore a 77,47 euro. Con l’introduzione della fattura elettronica l’applicazione della marca da bollo diventa virtuale attraverso il sistema dell’Agenzia delle entrate, inserendo ogni trimestre il codice tributo adeguato nel modello F24 da compilare periodicamente. Nel primo trimestre, codice tributo “2521”; Secondo trimestre, codice tributo “2522”; Terzo trimestre, codice tributo “2523”; Quarto trimestre, codice tributo “2524”; Sanzioni, codice tributo “2525”; Interessi, codice tributo “2526”.

Le sanzioni previste per chi non emette fattura elettronica

Chi non si adeguerà alla nuova normativa andrà incontro a sanzioni. Nel terzo periodo d’imposta, quello cioè da luglio a settembre, è stato previsto un regime transitorio in cui le fatture potranno essere emesse entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. In questo caso, le sanzioni non verranno applicate. Da ottobre in poi, invece, anche per i forfettari le sanzioni e le tempistiche saranno quelle già previste per la fatturazione tardiva o per la totale omissione (dal primo gennaio 2024 per chi ha il predetto limite di ricavi o compensi a 25 mila euro), e partono da un minimo di 500 euro (l’importo varia dal 90 al 180% dell’Iva in fattura). Ma se la violazione non incide ai fini della determinazione dei redditi, l’ammenda sarà tra i 250 euro e i duemila. Infine, ammenda variabile dal 5 al 10% dei corrispettivi non registrati (considerando sempre un minimo di 500 euro) per tutte le operazioni non imponibili, esenti o non soggette a Iva e a Reverse Charge.

Bonus 200 euro per partite iva, cosa sappiamo

C’è un’altra questione che coinvolge le partite iva: l’erogazione del bonus 200 euro, l’indennità una tantum prevista dal Decreto Aiuti per far fronte ai rincari degli ultimi mesi. A luglio il contributo inizia ad essere erogato a lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e pensionati. L’art. 33 del Decreto Aiuti ha previsto l’istituzione, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, di un fondo da 500 milioni di euro da ripartire durante il 2022 per le indennità spettanti ad autonomi e professionisti.

Il testo non menziona esplicitamente l’importo del bonus, a differenza di quanto previsto per le altre categorie di beneficiari. Nel decreto si legge solamente che il fondo andrà a finanziare “il riconoscimento, in via eccezionale, di un’indennità tantum per l’anno 2022 ai lavoratori autonomi e ai professionisti” iscritti alle gestioni previdenziali dell’Istituto nazionale della previdenza sociale e ad altri enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza.

La legge va ad affidare a un decreto del ministro del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, il compito di definire “i criteri e le modalità per la concessione dell’indennità”, con relativi criteri di ripartizione delle risorse stanziate. Il testo ministeriale sarebbe dovuto arrivare entro lo scorso 17 giugno. Il Decreto Aiuti per la sua emanazione stabiliva infatti un limite temporale di 30 giorni “dall’entrata in vigore del decreto stesso”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 maggio e in vigore dal giorno successivo.

Il tempo è scaduto e del decreto del ministro del Lavoro ancora non c’è traccia. Lo scorso 21 giugno è intervenuta sul tema la sottosegretaria al Ministero dell’Economia, Maria Cecilia Guerra che ha assicurato che il decreto per definire i dettagli “è in avanzata fase di predisposizione” sui tavoli del Ministero del Lavoro.
In particolare, ha detto la sottosegretaria, “sono in via di definizione le modalità di attuazione della corresponsione, tenuto conto delle risorse disponibili stanziate, della misura massima dell’indennità, al fine di assicurare che tutte le richieste siano soddisfatte e che non si determini disparità con la platea degli altri beneficiari”. Sembra quindi che l’importo con molta probabilità sarà sempre di 200 euro. Tocca dunque però ancora aspettare.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.