Assieme alla responsabilità civile delle toghe e all’eutanasia legale, o per meglio dire “l’omicidio del consenziente”, come riferito dal presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato, era il tema più sentito. E tutti e tre sono stati bocciati dalla Consulta. Il referendum sulla cannabis non si terrà dopo la decisione della Corte costituzionale, guidata dal presidente Giuliano Amato, di bocciare il quesito referendario proposto da Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, oltre ai partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani.

Una decisione motivata dallo stesso Amato in una conferenza stampa in cui l’ex presidente del Consiglio ha precisato la scelta dell’inammissibilità perché si sarebbe trattato di “un referendum sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis sulla quale, con le parole, c’è stata una parziale analogia con il quesito dell’eutanasia”.

Il presidente della Consulta ha ricordato che il quesito “è articolato in 3 sotto quesiti. Il primo relativo all’articolo 73 comma 1 della legge sulla droga prevede che scompare tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3, ma la cannabis è alla tabella 2, quelle includono il papavero la coca, le cosiddette droghe pesanti”.

Una circostanza “sufficiente per farci violare obblighi internazionali plurimi che abbiamo e che sono un limite indiscutibile dei referendum. E ci portano a constatare l’inidoneità dello scopo perseguito”, ha sottolineato Amato.

Il presidente della Corte Costituzionale ha fatto emergere quindi il “paradosso” del quesito sulla cannabis, ricordando come le “sezioni unite della Cassazione che interpretando l’articolo 73 ha già ritenuto che sia fuori dalla punibilità la coltivazione a uso personale della cannabis”, e dunque “se il quesito fosse stato presentato in questi termini sarebbe stato ammissibile”.

Le reazioni politiche, Cappato: “Amato ha affermato il falso”

Di segno opposto, come ampiamente prevedibile, le reazioni politiche alla decisione della Consulta. Da Forza Italia può esultare Maurizio Gasparri, che parla di “ottima notizia”. “Il partito della droga è stato sconfitto. I fautori della morte e quelli che vorrebbero incoraggiare il traffico di droghe gestito dalla criminalità, perché di questo si tratta, hanno perso. Difendiamo la vita, sosteniamo chi recupera i tossicodipendenti, non chi vuole farli rimanere tali per sempre“, spiega in una nota il senatore azzurro.

Di tutt’altro tono sono invece le parole di Riccardo Magi, deputato di +Europa da sempre in prima fila nella battaglia sulla legalizzazione delle droghe leggere e per l’eutanasia legale. Magi definisce la decisione della Corte costituzionale “un colpo durissimo per la democrazia in Italia. Sicuramente la Corte ha fatto quello che il presidente Amato aveva detto che non avrebbe fatto: cercare il pelo. Alcune delle motivazioni che abbiamo ascoltato hanno dell’incredibile“. “Il presidente Amato ha detto che siamo intervenuti sul comma 1 dell’articolo 73 che non riguarderebbe solo la Cannabis, ma il comma 4 riporta le stesse condotte del comma 1“, spiega Magi a Radio Capital. “Il comma 1 dell’articolo 73 riguarda con una serie di condotte la tabella 1 e 3; il comma 4, che riguarda la tabella 2 e 4, quindi dove c’è la Cannabis, dice che per le stesse condotte di cui al comma 1 si applica quest’altra pena. Non potevamo che intervenire sul comma 1, semplicemente perché il comma che riguarda la Cannabis dice ‘per le stesse condotte di cui al comma 1’“.

Durissimo anche il commento, affidato ai social, di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni: “La Corte costituzionale presieduta da Giuliano Amato ha completato il lavoro di eliminazione dei referendum popolari. Dopo eutanasia anche Cannabis. Hanno così assestato un ulteriore micidiale colpo alle istituzioni e alla democrazia“. Poi ha aggiunto: “Giuliano Amato ha affermato il falso dicendo che il #referendum non toccherebbe la tabella che riguarda la #cannabis. Non sono stati nemmeno in grado di connettere correttamente i commi della legge sulle droghe. Un errore materiale che cancella il referendum”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia