Dicono che per molti anni sia stato il referente nazionale del potente clan dei Casalesi, la sponda politica della camorra casertana. Eppure, nelle decine e decine di processi che negli ultimi venti anni hanno colpito la camorra e le sue collusioni con i cosiddetti colletti bianchi, nei processi per intenderci sulle grandi opere, i grandi appalti e tutto quello su cui i Casalesi avrebbero potuto mettere le mani grazie ai favori della politica, il nome di Nicola Cosentino non compare. Compare solo in due processi, “Il principe e la ballerina” e “Carburanti”, uno relativo a un presunto reimpiego di soldi in un centro commerciale che non è mai stato realizzato e l’altro relativo a un presunto riciclaggio, da cui Cosentino è uscito assolto, in un caso in via definitiva e in un altro in secondo grado.

E allora come si spiega l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica per la quale Cosentino è stato condannato ieri a 10 anni di reclusione? Per capirlo bisognerà attendere il deposito delle motivazioni previsto tra novanta giorni e leggere attentamente come i giudici della quarta sezione della Corte di Appello di Napoli illustreranno le ragioni alla base del verdetto. Un verdetto più severo di quello del primo grado che si concluse dopo 140 udienze davanti ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

In primo grado l’ex sottosegretario all’Economia fu condannato a nove anni. Il processo è quello ribattezzato Eco4 dal nome del consorzio che si occupava della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in più Comuni del Casertano e che secondo l’accusa avrebbe avuto una gestione condizionata da influenze politico-mafiose. In Appello la Procura generale aveva chiesto di inasprire la condanna, proponendo dodici anni. Ieri il collegio presieduto dal giudice Agnese Di Iorio e con a latere il giudice Nicola Russo, che proprio ieri ha firmato la sua ultima sentenza da consigliere di Corte d’appello per approdare all’incarico ministeriale di Capo dipartimento degli affari di giustizia, ha condannato Cosentino a dieci anni di reclusione.

Il processo partiva dal 2009, cominciò con una misura cautelare non eseguita perché all’epoca Cosentino era parlamentare e la Camera non votò l’autorizzazione per l’arresto. Seguirono anni di molteplici inchieste che scavarono nella ventennale storia del clan dei Casalesi. “In nessuno delle decine di processi, che negli ultimi 25 anni hanno accertato decine di reati del clan, Cosentino risulta coinvolto – osservano i difensori dell’ex esponente di Forza Italia, gli avvocati Stefano Montone, Agostino De Caro, Elena Lepre – Ciò rende implausibile l’accusa di referente politico nazionale a disposizione del clan in mancanza di favori resi alla consorteria criminale che nei vari processi Spartacus, Normandia, Iovine ecc sarebbero dovuti emergere». I difensori di Cosentino attendono quindi di leggere le motivazioni dei giudici di Appello per impugnarle in Cassazione.

Intanto la sentenza di ieri solleva anche un’altra riflessione: se fosse già entrata in vigore la Riforma Cartabia, questo processo d’Appello non si sarebbe celebrato, sarebbe morto. In primo grado la sentenza arrivò a novembre 2016. In secondo grado la requisitoria del procuratore generale fu pronunciata a dicembre scorso, poi a sorpresa la Corte decise di sentire in aula il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, rampollo della storica famiglia dei Casalesi. E i tempi si sono allungati nel frattempo anche per effetto dei rinvii dovuti alla pandemia. Intanto la vita personale e politica di Nicola Cosentino, da dodici anni ormai, continua a essere appesa al filo di inchieste di impatto anche mediatico, di processi a fasi alterne, di sentenze e impugnazioni. Una storia giudiziaria che resta sospesa, questa volta al particolare reato di concorso esterno: dopo la condanna di ieri ci sarà sicuramente un’altra impugnazione, un nuovo processo. Il sipario, quindi, ancora non cala.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).