È stato dieci giorni agli arresti domiciliari perché coinvolto nell’inchiesta sui pestaggi ai danni dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere del 6 aprile 2020. In realtà era vittima di un errore di identificazione perché, in quegli stessi giorni, non era in servizio bensì di riposo. L’incubo dell’agente Giuliano Zullo, 55 anni, che il 28 giugno si era visto notificare una misura cautelare assieme ad altri 51 indagati, finisce con la sua liberazione firmata dal gip sammaritano Sergio Enea.

«Sono un dipendente statale e sono stato trattato come un delinquente pur essendo innocente – ha detto Zullo –  Sono ancora sotto choc, infangato dopo avere ricevuto sei encomi e, come se non bastasse, ho subito anche minacce su Facebook». Un errore giudiziario che avrebbe potuto distruggere la vita di Zullo se i suoi avvocati Giuseppe Stellato ed Ernesto De Angelis, non avessero dimostrato l’estraneità dell’agente ai fatti del 6 aprile 2020.

Sulla formazione della polizia penitenziaria, intanto, interviene l’università della Campania Luigi Vanvitelli: «È necessario promuovere con costanza la formazione e la coltivazione dei valori di civiltà giuridica nella polizia penitenziaria – scrivono i professori del dipartimento di Giurisprudenza – Le prigioni non devono essere solo luoghi dove s’infligge la pena, ma soprattutto occasioni per costruire nuovi orientamenti verso il futuro».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.