La guerra alla giustizia lumaca è uno dei principali obiettivi di Marta Cartabia. C’è da giurare che sulla scrivania della guardasigilli sia già arrivato il dossier sul Tribunale di Vallo della Lucania dove, come il Riformista ha denunciato in tempi non sospetti, una causa in materia ereditaria attende una sentenza dal 1966 e i giudici del settore civile hanno oltre mille e 500 procedimenti arretrati a testa. Tra i documenti sottoposti alla ministra ci sarà anche quello firmato da Riccardo Boccia, avvocato del foro vallese, che ha suggerito al governo la strategia “giusta” per il Tribunale cilentano: sopprimerlo. «È l’unico mezzo per la soluzione delle controversie civili dei cilentani», ha scritto Boccia al Ministero della Giustizia retto fino a un mese fa da Alfonso Bonafede.

Ma perché l’avvocato giunge a conclusioni così tranchant, anche in contrasto con i vertici del suo Ordine professionale che al governo Draghi hanno chiesto un rafforzamento del personale giudiziario e amministrativo? «Il settore civile di Vallo della Lucania è in coma irreversibile – si legge nel documento inviato da Boccia a via Arenula – Anzi, parliamo di un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Il fatto che una causa avente ad oggetto banali danni arrecati dalla fauna selvatica agli agricoltori costituisce un serio pericolo per la sopravvivenza delle popolazioni cilentane che hanno avuto la sfortuna di non poter intraprendere quello stesso giudizio davanti al Tribunale di Salerno, dove la durata dei procedimenti è mediamente pari a un quinto di quella registrata a Vallo». Basti pensare che, sempre stando a quanto denunciato da Boccia al Ministero, «il Tribunale cilentano ha un solo giudice del lavoro in organico: se questi si assenta per malattia o gravidanza, si è costretti a fare ricorso ai magistrati di altri uffici giudiziari, con la conseguenza che l’aula di udienza resta aperta, ma le decisioni sono pari a zero».

Altri paradossi? Per ottenere il pagamento di una parcella l’avvocato Boccia ha dovuto attendere 18 anni, tempo necessario per giungere a una sentenza di condanna del debitore e concludere la successiva esecuzione immobiliare. E ancora: in una causa in materia di servitù, che pende già dal 2007 e nel corso del quale sono già morte due parti su tre, pochi giorni fa Boccia si è visto rifilare un rinvio addirittura al 27 giugno 2022. Tutto sommato gli è andata bene, se si pensa che, a Vallo della Lucania, le cause civili vengono aggiornate persino al 2024. «Dinanzi a un quadro simile e alla chiara volontà politico-amministrativa di non potenziare il Tribunale di Vallo – conclude Boccia – per restituire dignità ai cittadini cilentani non resta altro che sopprimere un’istituzione da decenni abbandonata al proprio destino».