I penalisti temono che tra gli effetti dell’emergenza possa esserci quello che l’Unione delle camere penali ha definito “quasi un riflesso pavloviano, a regolare abitualmente i diritti fondamentali per mezzo di provvedimenti amministrativi”. Il riferimento è al timore che le udienze da remoto, adottate per convalide e direttissime come soluzione tampone durante la pandemia da Covid-19, possano diventare una prassi.

Gli avvocati appaiono compatti nel ribadire il loro no al processo penale telematico, ritenendo che il dibattimento debba svolgersi in aula davanti a un giudice terzo e non davanti a un monitor che, anche in presenza della migliore tecnologia, non garantirebbe l’immediatezza che sta alla base del giusto processo. A Napoli il tema è al centro di un ampio dibattito, nato dopo che il presidente dell’Ufficio gip Giovanna Ceppaluni ha parlato dell’ipotesi di non vanificare gli sforzi fatti con le udienze da remoto sperimentate durante questa emergenza, e alimentato dal confronto di posizioni tra avvocati e magistrati, con una buona parte dei giudici che condivide le perplessità dei legali. Il tutto mentre si allungano, almeno fino ai primi di maggio, i tempi per una possibile ripresa delle udienze nel Tribunale di Napoli. Sul punto il Riformista ha raccolto il parere di penalisti del calibro di Claudio Botti e Alfredo Sorge.