Nasce il vademecum del penalista telematico. È la novità nel campo della giustizia al tempo del Covid. Dopo aver infatti stravolto la quotidianità e i ritmi dei processi nelle aule di giustizia, la pandemia stravolge ora anche l’immagine dell’avvocato, gli strumenti della sua professione e in un certo senso anche i luoghi dove la esercita. Una prima rivoluzione, a Napoli, si era già compiuta diversi anni fa con il trasferimento del Palazzo di giustizia dalla storica sede di Castel Capuano ai grattacieli del Centro direzionale. Ma ora si assiste a un ulteriore cambiamento, più epocale, più profondo. E i penalisti si sono dovuti adeguare, senza poter contare su un periodo di sperimentazione, senza la possibilità di fare formazione.

La rivoluzione è stata improvvisa e rapida come la pandemia da Covid. Ed ecco che il penalista diventa telematico, imparando a districarsi non più soltanto tra codici e faldoni, testimonianze e indizi del processo, ma anche tra dispositivi e firme digitali, portali e acronimi da memorizzare. Il luogo della sua professione non è più soltanto l’aula del Palazzo di giustizia ma anche i luoghi dell’online, dei collegamenti da remoto, della digitalizzazione e informatizzazione. Questa rivoluzione, iniziata come rimedio al lockdown imposto dalla pandemia, ha subìto un’accelerazione negli ultimi mesi con la possibilità di ricevere e depositare atti da remoto, attraverso indirizzi di posta elettronica certificata e portali ad hoc attivati dal Ministero della Giustizia.

Il vademecum contiene una serie di informazioni dettagliate attraverso le quali guidare il penalista verso le nuove frontiere del processo penale e degli adempimenti a esso connessi. Computer e dispositivo per la firma digitale diventano indispensabili almeno quanto il codice di procedura penale e il portale depositi penali diventa un nuovo “luogo” che i penalisti devono conoscere bene perché oltre a memorie e istanze è utile per il deposito delle nomine del difensore. Non mancano, nella guida, indicazioni sui passaggi più impervi della digitalizzazione, come le criticità legate ai depositi di nomine e atti in relazione agli avvisi di chiusura delle indagini preliminari, oppure quelle legate alle diverse configurazioni dei sistemi operativi, alla confusione che ancora c’è per gli indirizzi pec di uffici giudiziari e cancellerie, o infine quelle criticità che allungano più che abbreviare i tempi e l’efficienza del sistema giudiziario finendo per compromettere il diritto di difesa e di conseguenza i diritti dei cittadini.

Il vademecum è frutto del lavoro svolto da un gruppo di avvocati che nel corso della loro carriera avevano già maturato esperienze di informatica giuridica. È nato così l’Osservatorio sul processo penale telematico, presieduto da Raffaele Monaco e composto da Leonardo Scinto, Roberto Arcella, Raffaele De Cicco, Bruno Botti, Orario Cicatelli e Alessandra Cangiano. «Il senso del vademecum – spiega l’avvocato Monaco – è dare un servizio ai colleghi per aiutarli a districarsi tra la confusione e le carenze del sistema informatico giudiziario. La situazione è drammatica perché il sito del tribunale di Napoli non è aggiornato, spesso non ci sono indicazioni che invece sono indispensabili e occorre inviare le istanze a tre indirizzi pec diversi nella speranza che almeno in un caso vengano lette. Ma c’è anche un altro motivo: far capire alla magistratura che non è vero che gli avvocati non sono preparati e che a Napoli ci sono eccellenze».

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Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).